La complessità del senso
19 10 2017

Nebraska

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Regia Alexander Payne, 2013
Scenaggiatura Bob Nelson
Fotografia Phedon Papamichael
Attori Bruce Dern, Will Forte, Stacy Keach, June Squibb, Bob Odenkirk, Missy Doty, Kevin Kunkel, Angela McEwan, Devin Ratray, Rance Howard.
Premi Cannes 2013: Bruce Dern, att. protagonista.

Era un semplice marinaio nel 1964 con Alfred Hitchcock (Marnie), poi Roger Corman, Sydney Pollack, Bob Rafelson, John Frankenheimer, Hal Ashby, Joe Dante, fino a Quentin Tarantino (Django Unchained 2012): ne ha praticato di cinema Bruce Dern (Chicago, 1936). Alexander Payne, il regista di A proposito di Schmidt (2002), di Sideways – In viaggio con Jack (2004), di Paradiso amaro (2011), ha visto nella maschera del vecchio attore il sentimento complesso del recupero degli anni, della nostalgia di un paesaggio rimasto nella memoria, della giovinezza vissuta ai confini di una terra trasognata e da riscattare in vista del futuro improbabile, impossibile come il testardo sogno del premio che piomba a casa di Woody Grant, la vincita falsa, promessa nella lettera pubblicitaria dov’è annunciato un milione che non esiste, da ritirare presso gli uffici della lotteria di Lincoln, in Nebraska. Ora Woody è a Billings, nel Montana, con l’anziana moglie e col figlio David (Will Forte), preoccupato per la salute del padre, bevitore da sempre e più cocciuto e svanito che mai (“Non ha l’Alzheimer, crede solo a quello che la gente gli dice”). Ha intenzione di fare anche a piedi i 1200 chilometri che lo separano da quel milione di dollari. Si sta già avviando e così David deve rassegnarsi ad accompagnarlo in macchina. Faranno una sosta nella piccola città di origine, Hawthorne, dove sono ancora gli amici e il resto della famiglia. E torneranno a galla antiche sensazioni, simpatie e rancori, generosità e avidità, sinceri ravvedimenti e rinnovate furbizie: una famiglia allargata, un paesaggio in bianco e nero (scelta estetica adeguata al tratto vagamente calligrafico del racconto sospeso tra comico, grottesco e drammatico), un Midwest “eterno”, intramontabile nella sua anonima dignità. Quando infine Woody toccherà con mano l’inganno della lotteria, i soldi della vincita non avranno più importanza, il vecchio cocciuto avrà perseguito il falso traguardo ben sapendo, forse, che quel viaggio lo avrebbe risarcito di tutta una vita vissuta da grigio egoista senza un preciso orizzonte. Il vero premio sarà stata la compagnia del figlio. Sarebbe stato difficile, per Payne, darci l’immagine del pazzesco grigiore di quel mondo piatto e “inutile”, di quell’America dai valori radicati e ristretti, senza la grande interpretazione di Bruce Dern. L’attore, come un po’ il suo personaggio, finge consapevolmente e nello stesso tempo s’immedesima abbandonandosi a tratti nella parte, quasi gli competesse per il diritto dell’arte, a costo di sembrare vero. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

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16 gennaio 2014