La complessità del senso
24 10 2021

Monster Hunter

Monster Hunter
Regia Paul W.S. Anderson, 2021
Sceneggiatura Paul W.S. Anderson
Fotografia Glen MacPherson
Attori Milla Jovovich, Tony Jaa, Ron Perlman, Tip ‘T.I’. Harris, Meagan Good, Diego Boneta, Jannik Schümann.

Arrivato da 5 anni al proprio traguardo finale, Resident Evil ci ha lasciato ancora un diavolo in corpo, una genia di draghi volanti la cui anti-patia è dovuta specialmente all’assenza di una motivazione almeno descrivibile riguardo alla mortale avversione nei confronti del genere umano e della civiltà espressa. Il misto scenografico e la stratificazione culturale degli elementi e dei personaggi in gioco ne consegue senza emozioni particolarmente sorprendenti. In un mondo Fantasy, la tecnologia aggressiva più avanzata (mitra specializzati fino al limite dell’onnipotenza, con in più l’inesauribilità delle munizioni, ma questo era già vero nel secolo scorso) si fonde con l’arco primitivo, seppure evoluto, e con i più efficaci raggi distruttivi provenienti dalle mille variazioni della sfera supereroica anche tradizionale. Inizialmente, dopo un flash impressionante sulla distruzione violenta di un antico veliero, siamo al seguito della perlustrazione da parte di un convoglio Onu su di un territorio da bonificare. A capo di una squadra superdotata di mezzi di ultima generazione, il capitano Artemis (Milla Jovovich). Il manipolo si muove immerso in una sterminata distesa desertica, la cui “sabbiosità” sembra condizionare ogni movimento. I militari procedono sotto la minaccia di improvvisi e inarrestabili uragani di sabbia, mentre dal profondo emergono esseri mostruosamente rapidi e dall’ incontenibile aggressività. Viene da pensare ai soldati in Afghanistan di novecentesca memoria, poveri. Per la squadra di Artemis le speranze si riducono rapidamente, il paesaggio si complica, la minaccia dei draghi ha l’aria di essere definitiva. Ma ecco entra in gioco The Hunter (Tony Jaa), “cacciatore” con l’arco e con un bagaglio di segreti semi-inesprimibili (data la diversità di linguaggio). La sua azione si integra con quella diretta da Artemis, dopo un primo momento di contrasto “culturale”, antropologicamente inevitabile. Comunque sia, la donna e il “primitivo” fanno amicizia e sia benedetto quel quadratino di cioccolato di cui il capitano può disporre. Un qualcosa di primitivo entra comunque in gioco a favore di Artemis, con la taumaturgica presenza di un anello, segno di protezione salvifica, marcato “Forever”. Storditi dal volteggiare incessante dei mostri feroci, veniamo tuttavia a sapere che il profondo sconvolgimento delle forze in campo è dovuto a una specie di Porta del Tempo, dominante da un’altura gigantesca, attraverso cui avviene un disastroso travaso di civiltà. Il Mondo Passato è stato travolto dall’invasivo ruolo della tecnologia, rivoltatasi contro la civiltà “umanistica”. Quella Torre del Cielo va spenta. Tutta La Sapienza necessaria ci viene da Admiral (Tip ‘T.I’. Harris), il saggio e combattivo personaggio salvifico che appare e ricompare per aprire e chiudere la vicenda secondo un criterio sostenibile. Manca ogni accenno alle cause della parziale e nefasta “vittoria” della Tecnologia (negativa in quanto tale), data per scontata nel quadro superfantastico, supermostruso e supermoralistico dell’ottima macchina spettacolare gestita da par suo da un regista come Anderson, il quale di Evil non-analizzati e digestivi se ne intende non poco. In tempo di Covid, l’ “immunità” sbalorditiva che protegge per tutto il film la protagonista è da prendere come più che sufficiente garanzia di trionfante sopravvivenza. Prendere o lasciare.

Franco Pecori

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17 giugno 2021