La complessità del senso
07 12 2019

Nati 2 volte

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Regia Pierluigi Di Lallo, 2018
Sceneggiatura Pierluigi Di Lallo, Francesco Colangelo, Riccardo Graziosi
Attori Fabio Troiano, Euridice Axen, Marco Palvetti, Rosalinda Celentano, Daniela Giordano, Vittoria Schisano, Riccardo Graziosi, Gabriele Cirilli, Umberto Smaila, Nini Salerno, Francesco Pannofino, Morena Gentile, Tiziana Di Tonno, Laura D’Annibale, Eleonora Pieroni, Matteo Bompani, Diletta Laezza, Luigi Imola.

Foligno (Perugia), 1989. Teresa, adolescente e bella (Diletta Laezza), si sente maschio. Gli unici che la capiscono sono l’amico Giorgio (Marco Palvetti), innamorato di lei, e il prete Don Franco (Gabriele Cirilli). La gente, invece, come accade in provincia, parla male. Teresa e famiglia emigrano a Milano. Passano 25 anni. Quando ormai Teresa ha compiuto il passaggio di genere, la morte della madre Angela costringe Maurizio ex Teresa (Fabio Troiano), a tornare. Sulla sua patente c’è ancora il nome da ragazza, con tanto di foto. E l’Ufficio dello Stato Civile (Giorgio ne è il responsabile!) non è pronto a fornire il documento che attesti la transazione avvenuta. Il film è a un bivio: insistere con la serie di gag sul versante burocratico, preferendo il genere commedia, o approfondire il tema transgenetico, nella sua sostanza culturale, morale, sociale. Dalla sceneggiatura traspare una certa indecisione, forse la paura di non essere abbastanza divertenti, mescolata alla preoccupazione di restare superficiali. Il film si dilunga per un buon tratto, lasciando spazio a momenti di ridondanza. Poi, all’imbarazzo di trovarsi di fronte quel Giorgio che fu innamorato di Teresa, si unisce l’improvvisa attrazione di Maurizio per Paula (Euridice Axen), impegnata nella battaglia per i diritti civili e, soprattutto, moglie del medesimo Giorgio, il quale non ha mai smesso, in segreto, di pensare al suo primo amore. Il film sembra soffrire di una sorta di prigionia del linguaggio, si porta sulle spalle il peso di esperienze miste, un po’ teatrali e un po’ televisive, che influiscono sulla possibile “leggerezza” dell’espressione, qualità sublime, difficile da gestire senza che risulti manifesta. Gli attori principali, se la cavano abbastanza bene, nonostante gli echi di una tv-serialità, non del tutto assente.

Franco Pecori

 

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28 novembre 2019