La complessità del senso
28 06 2017

Sully

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Regia Clint Eastwood, 2016
Sceneggiatura Todd Komarnicki
Fotografia Tom Stern
Attori Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Sam Huntington, Anna Gun, Autumn Reeser, Jeff Kober, Chris Bauer, Holt McCallany, Valerie Mahaffey, Max Adler, Tracee Chimo, Brett Rice, Patch Darragh, Ashley Austin Morris, Cooper Thornton, Christopher Curry, Clayton Landey, Wayne Bastrup, Leslie Castay, Graham Sibley, Grant Roberts, Jedediah Jenk, Eric Lee Huffman, Scarlett Mellinger, Sierra Mellinger, Noelle Fink, Patty Tobin, Jane Gabbert, Cathy Fielding, Lisa Brown.

Professionalità, impegno civile, sicurezza. È la piattaforma ideale e pratica del film, tratto da una storia vera ma ancora più vero per merito di Clint Eastwood. Il regista californiano (San Francisco, 31 maggio 1930) riprende un fatto di cronaca che nel 2009 fu percepito come un momento eroico nello scenario massmediologico. Il 15 gennaio, un Airbus A320-214 della US Airways, da poco decollato dall’aeroporto LaGuardia di New York – volo 1549 -, perse entrambi i motori per un impatto con uno stormo di uccelli. Il pilota Chesley ‘Sully’ Sullenberger (Tom Hanks) e il suo secondo, Jeff Skiles (Aaron Eckhart), si trovarono a dover decidere in pochi secondi se tornare indietro sfruttando la sola spinta iniziale. Sully preferì “ammarare” sulle acque gelide del fiume Hudson e salvò così tulle le 155 persone a bordo. Eastwood gestisce il racconto non tanto per rievocare quanto per riflettere sul senso di quell’eccezione, lasciando a noi l’opportunità di estendere – che non è generalizzare – a un quadro complessivo l’idea di comportamento. E lo fa utilizzando due fattori essenziali per la costruzione del film, la grande bravura di Tom Hanks (trasparente alter ego del regista) e la conduzione “fredda”, non progressiva, del narrare, con un montaggio alternato sui due versanti, dell’evento e delle sue conseguenze contestuali, in senso tecnico e morale. Il protagonista riesce a trasmettere l’idea di una sapiente integrazione tra coscienza del rischio e valore dell’esperienza, integrazione messa in atto nel controllo dell’emotività in funzione del buon risultato. Attorno all’oggetto – diciamo così – investito dal disgraziato evento si muove la società, si mette in atto la macchina dei soccorsi. Più di 1200 persone e 7 traghetti salvarono i passeggeri e l’equipaggio in 24 minuti. Umanità e tecnologia. Si respira un senso di “pacificazione” nell’efficienza, che fa pensare all’altra faccia della medaglia  – il cinema di Clint Eastwood – sintetizzabile nel finale di Gran Torino (2008), con quell’ingannevole accendino “suicida”, disperato atto d’accusa e grido silenzioso verso la vita impossibile nel dialogo smisurato di un fallimentare ricambio generazionale. Altro che eroismo. In questo Sully è racchiusa la geometria interna del respiro consapevole di una videoscrittura esemplare nella semplicità come risultato, nella complessità non spettacolarizzata, tutta filosofica, propositiva. In questo senso, l’apparente banalizzazione dell’inchiesta istruita dalla National Transportation Safety Board sulle prestazioni umane, sulla struttura dell’aereo, sui fattori di sopravvivenza e sugli interventi di emergenza e, insieme, la componente privata, contenuta, appena accennata – le telefonate alla moglie, il footing per attenuare l’ansia (le visioni/incubo tipo 11 settembre) – tutto si fonde in forma cristallina con la “normale” e quasi disinvolta conduzione dello sgombero della carlinga adagiata sulle acque del fiume. Sia chiaro, dice Sully: «Non è stato uno schianto, è stato un ammaraggio forzato, sapevamo quello che stavamo facendo». [Torino Film Festival 2016, Festa Mobile]

Franco Pecori

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1 dicembre 2016