La complessità del senso
18 12 2017

Lucy

film_lucyLucy
Regia Luc Besson, 2014
Sceneggiatura Luc Besson
Fotografia Thierry Arbogast
Attori Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Choi Min-sik, Amr Waked, Analeigh Tipton, Pilou Asbaek, Claire Tran, Yvonne Gradelet, Cédric Chevalme.

Ci vorrebbe un amico, deve aver pensato Luc Besson mentre gli veniva la voglia di realizzare quest’ultimo thriller d’azione che parte dall’immagine trasognata della scimmia femmina le cui ossa furono ritrovate nel 1974 in Etiopia.  Battezzata Lucy pensando ai Beatles (Lucy in the Sky with Diamonds), l’Australopithecus afarensis vissuta oltre 3 milioni di anni fa spinge l’immaginazione del regista a cercare il fantastico punto di contatto con il possibile esito ultimo dell’evoluzione umana. E si va verso la fantasia. Besson viaggia dalla paleontologia alla neurologia e chiede aiuto al suo amico Yves Agid, cofondatore a Parigi dell’Istituto del cervello e del midollo spinale. Nel corpo umano miliardi di cellule comunicano tra loro, ognuna invia mille segnali al secondo, nel cervello sono presenti 86 miliardi di neuroni e solo una piccola percentuale ne viene utilizzata. E’ fantascientifica la domanda sulle conseguenze di un uso quantitativamente molto più rilevante, che arrivi al 50, al 70 o perfino al 100% delle potenzialità umane? E sarebbe ancora un essere “umano” quello che, utilizzando tutta la propria potenza, fosse magari in grado di modificare sostanzialmente la materia, il tempo, i rapporti con il resto del mondo? Sulla base di considerazioni scientifiche, il film costruisce un’azione di quelle che solitamente si definiscono “mozzafiato”, affidandosi a due elementi principali: la bravura di Scarlett Johansson e l’efficacia degli effetti speciali. La trama è semplice, lo spettacolo è attraente. Non è certo la prima volta che Besson sceglie con successo l’attrice per il ruolo principale dei propri film d’azione, caratterizzati dalle qualità spiccatamente “eroiche” della protagonista . E’ successo con Anne Parillaud per Nikita (1990), con Natalie Portman per Léon (1995), con Milla Jovovich per Il quinto elemento (1997). Scarlett Johansson propone qui inizialmente la figura di una giovane donna del tutto “normale”. E’ una studentessa e vive a Taiwan. Un bel giorno, il suo ragazzo, del quale Lucy – lo stesso nome del primate più famoso della Storia – non sospetta nascoste malvagità, la spinge a consegnare una valigetta ad alcuni “affaristi” che operano agli ordini del terribile Mr. Jang (Choi Min-sik). Prigioniera della banda, la ragazza viene trasformata in “contenitore” per il trasporto di una nuova droga dal potere eccezionale. Un pacchetto le viene inserito chirurgicamente nel ventre. La vita di Lucy è in grave pericolo, gli elettroni del suo cervello potranno espandere in maniera progressivamente smisurata il loro impatto vitale. La giovane si rende conto di quel che le sta per capitare e cerca l’aiuto del professor Norman (Morgan Freeman), l’unico scienziato in grado di intuire le probabili conseguenze della vicenda. Quando il cervello di Lucy si mette in azione secondo le nuove incredibili potenzialità entrano in ballo gli effetti, la materia si trasforma, il corpo stesso della ragazza subisce un’impensabile evoluzione, il mondo intero rischia di poter essere trasformato. Ma è a questo punto che anche l’equilibrio espressivo del film rischia di restare disintegrato, vittima della predominanza degli effetti sulla drammaticità del contenuto. Suggestivo comunque il “contatto” finale delle due Lucy (la miocenica e l’attuale), con le due dita che citano il Giudizio Universale michelangiolesco. Forse una soluzione un po’ fuori misura rispetto al genere cinematografico scelto dall’autore.

Franco Pecori

Print Friendly

25 settembre 2014