La complessità del senso
19 05 2019

Gloria Bell

Gloria Bell
Regia Sebastián Lelio, 2018
Sceneggiatura Sebastián Lelio
Fotografia 
Attori Julianne Moore, John Turturro, Sean Astin, Michael Cera, Alanna Ubach

Sete di libertà femminile nel decidere il proprio destino di donna era già in Disobbedienza (2017), il film del cileno Sebastián Lelio sulla “ribellione” di Ronit (Rachel Weisz) verso il padre, rabbino capo della comunità ebraica-ortodossa di Londra, per la passione verso l’amica Esti (Rachel McAdams), moglie di suo fratello. Il passo successivo nell’attraversamento di problematiche amorose fu per Lelio la storia della transgender Marina (Daniela Vega), Una donna fantastica, Orso d’Argento per la sceneggiatura a Berlino 2017. E in origine era Gloria (2013). Un quinquennio non è poco tempo nel viaggio – mettiamo che sia questo il tema di fondo – alla conquista della piena libertà di vivere i propri anni, anche verso i 60. Vivere da donna matura, non precludendosi incontri e nemmeno un amore. Ne fu convinta la Gloria/Paulina García. Tuttavia qualcosa di troppo pesò sul destino di quella figura. La ballabilità della canzone di Umberto Tozzi sembrò, a contrasto, quasi di intralcio per la liberazione definitiva. L’incontro con il Rodolfo/Sergio Hernández non dette i frutti attesi. Quell’ultima delusione d’amore sembrò non riconsegnare Gloria a un destino di piena libertà. Regista e pubblico, nonostante il premio della Berlinale, restarono come in attesa. E infatti, ecco una Gloria diversa, forse più giusta. Passati 5 anni, Lelio ha ripreso il personaggio, l’ha osservato e raccontato con maggiore cura, con grande attenzione alle sfumature. Dire che l’arrivo sul set di un’attrice come Julianne Moore abbia immesso in Gloria una qualità diversa non sarebbe sbagliato. Ma il cambio non è stato soltanto un frutto occasionale, come capita nel cinema. Il film non è un remake, è un reset. Si ricomincia da capo. Tutto è più “tranquillo” e meno rigido. Gli entusiasmi sono contenuti, gli slanci sono convincenti ma restano nel semplice controllo, anche fisico, anche nei momenti di godimento esplicito. E Turturro è Turturro. È un Rodolfo più vero, perfino comico, succube di se stesso in una società che lo imprigiona. Non funzionerà nemmeno stavolta, ma avrà funzionato. Stavolta Gloria non è più una canzone. Se proprio vogliamo dirla tutta, non si esce felici, ma insieme a Gloria si esce placati, non più ansiosi, Nè troppo disponibili.

Franco Pecori 

Print Friendly

7 marzo 2019