La complessità del senso
17 12 2017

The Great Wall

film_thegreatwallThe Great Wall
Regia Zhang Yimou, 2016
Sceneggiatura Carlo Bernard, Doug Miro, Tony Gilroy
Fotografia Stuart Dryburgh, Zhao Xiaoding
Attori Matt Damon, Jing Tian, Pedro Pascal, Willem Dafoe, Zhang Hanyu, Eddie Peng, Lu Han, Kenny Lin, Wang Junkai, Zheng Kai.

Leggenda fantastica. William Garin (Matt Damon) tira con l’arco scoccando frecce infallibili, una, due, tre, come fosse un fucile mitragliatore. Mercenario in cerca di fortuna e di bottini, viaggia nella Cina del 1100 a.C. (dinastia Song) insieme a Pero Tovar (Pedro Pascal). I due attraversano mondi sconosciuti, sospesi tra mitologie e pericoli mortali. Fatti prigionieri da un esercito misterioso, l’Ordine Senza Nome, combatteranno contro esseri soprannaturali, Tao Tei, mostri feroci la cui terribile minaccia punitiva si ripresenta ogni 60 anni. Verso i Senza Nome l’arciere imbattibile si gioca anche il vantaggio di un reperto che porta con sé, una pietra dallo strano potere anestetico, si vedrà, capace di “addormentare” la travolgente energia dei mostri dall’aspetto “preistorico”. Durante la prigionia nella Grande Muraglia, la scoperta più interessante: i cinesi hanno una “polvere nera” su cui vale la pena mettere le mani. Ne sa qualcosa un terzo prigioniero, anch’egli ospite della Muraglia, Ballard (Willem Dafoe), il quale propone a Garin e Tovar di fare alleanza per la fuga. Dell’esercito cinese fa parte la valorosa Lin Mei (Jing Tian), con Garin si aiuteranno a vicenda durante gli scontri, ma non c’è tempo né modo di fare l’amore. Il succedersi degli attacchi è talmente spettacolare da impedire divagazioni sentimentali. E c’è un tema più importante da svolgere, al di là della strabiliante tecnologia – un po’ strana, data l’età storico-mitologica in cui si svolge la vicenda – attraverso cui si manifestano le occasioni e i valori in campo: è il tema dell’eroismo. Il mercenario è chiamato a fare una scelta: la fuga con la “polvere nera” o l’immortalità del guerriero che offre il decisivo contributo all’Ordine, a difesa della Grande Muraglia? Frastornato dallo strabordante esibizionismo scenico, sostenuto da magistrali effetti in 3D, lo spettatore deve impegnarsi a tenere il bandolo della matassa etica. Nella Foresta dei Pugnali Volanti (2004), il cinese/americano Zhang Yimou conteneva la componente spettacolare nell’ambito delle arti marziali e del loro senso simbolico. Qui i confini culturali si sono fatti alquanto incerti, si nota un cedimento vistoso alle leggi della scena globale, disancorata. Quanto a Matt Damon, senz’altro preferibili, più credibili, le sue prestazioni nei panni di Jason Bourne.

Franco Pecori

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23 febbraio 2017