Parthenope
Parthenope
Regia Paolo Sorrentino 2024
Sceneggiatura Paolo Sorrentino
Fotografia Daria D’Antonio
Attori Celeste Della Porta, Stefania Sandrelli, Luisa Ranieri, Gary Oldman, Silvio Orlando, Dario Aita, Isabella Ferrari, Biagio Izzo, Nello Mascia, Lorenzo Gleijeses, Alfonso Santagata, Peppe Lanzetta, Giampiero De Concilio.
Tutto il resto. Era già tutto previsto, canta Cocciante ma conta di più. Sorrentino non schioda. Vive il dramma del piacere della distanza, misura disperato il confine dell’altro da sé, dal cinema, dalla figura, dal linguaggio, dal messaggio (senza virgolette). Nascita mitologica, immagine scelta, ragazza di mare di cielo, parthenope-a; desiderio storico e spontaneo, memore e in crescita, misterofavola e impatto schermico. La vogliamo chiamare antropologia culturale? Bene, purché si sappia ancora costruire un periodo ipotetico. Sorrentino fa il suo cinema e lo porge, uno alla volta: evita – fatica estrema – l’Universale, fugge dalla Bellezza. Basta pensare alla bellezza Grande! Collezionista di sé (come si fa a stare agli anni Sessanta – Collectioneuse quanto di più lontano eppure no) e sprecone nell’impatto, avido nel segreto, provocatore di invidie, di felicità perdute. Acqua per vivere leggeri, giovani disponibili e sconfitti, corpi neonati senza speranze se non che la carne si converta dandolo (sempre troppo) a vedere. Il Settanta dell’Oggi, pesca miracolosa ai videopiedi negati dell’elettronica, presenza svergognante del casting, volti e corpi nuovi nel vecchio e antichi nel fresco d’una mattina dove Acqua e Vomero si toccano per amore, Celeste/Stefania emergono rivissute da una pesca che non comincia mai prima di finire una volta. Sorrentino inventa toccando con mano, battendo ciak sognanti dietro all’impossibile vissuto di una disperazione urlata e dolcissima. Meretricio, camorra in basso, andate via.
Ciò che conta, che è decisivo, è l’andare di Parthenope. Non solo il modo di mettere un passo dietro l’altro, di misurare il proprio corpo, di esporlo e nasconderlo, di giudicarlo e proporlo secondo coscienza di sé; bensì l’andare della giovane donna, preparata all’esame universitario (Antropologia, segno di un’epoca che sembra perduta) e pronta al proprio destino, corpo/figura/contesto. Una donna fresca e matura, disponibile allo sguardo casuale quanto necessario, misurata nel gesto e straripante nella tensione che trasmette. Mai “drammatica”, mai commediografa, come se lasciasse al suo autore il doloroso compito di disegnarla e ridisegnarla. Sorrentino sul ciglio dell’abisso, si sente costretto a fidarsi dello spettatore, che sappia cogliere l’arduo passo dalla memoria di sé alla forma cinema/film/cinema. Confondere “l’irrilevante col decisivo”, questo è il pericolo che il regista continua a cercare di evitare. E ne nascono immagini/sequenze preziose per la memoria e per le nostre scelte anche future, sangennaro! Indimenticabile la chiusura della Sandrelli, Parthenope finale.
Franco Pecori
24 Ottobre 2024