La complessità del senso
16 11 2018

A casa tutti bene

A casa tutti bene
Regia Gabriele Muccino, 2018
Sceneggiatura Gabriele Muccino, Paolo Costella
Fotografia Shane Hurlbut
Attori Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli. Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gian Marco Tognazzi, Christian Marconcini, Elena Minichiello, Renato Raimondi, Elena Rapisarda, Elisa Visari.

Dopo 12 anni di lavoro in America (La ricerca della felicità 2006), Gabriele Muccino torna a casa per una commedia italiana, sul filo drammatico, in cui figurano ben 20 personaggi. Tutti partecipano all’intreccio di quattro generazioni a confronto, in un quadro di famiglia simbolico che vuole riflettere – lo dice il regista – “La complessità dell’animo umano e delle relazioni”. Un po’ troppo e un po’ poco. L’appuntamento è a Ischia, l’isola paradisiaca (fotografia “fresca” e non accentuata dell’americano Shane Hurlbut, lo stesso di Padri e figlie 2015) rischia di trasformarsi in inferno, il Grande Tema di riferimento resta ancorato a fitte articolazioni di dettagli tipologici, quasi una polverizzazione. Non che le singole scene non fluiscano secondo una regia/montaggio dinamicamente “perfetta” – dote rarissima nella commedia italiana degli ultimi decenni -, ma resta la sensazione di un’eccessiva ambizione di senso rispetto al mucchio dei significati piuttosto scontati. La “sinossi breve” non presenta difficoltà: Alba (Stefania Sandrelli), sposata con Pietro (Ivano Marescotti), chiama tutti i familiari a festeggiare le nozze d’oro sull’isola dove 50 anni prima era stata accompagnata all’altare. Una forte mareggiata impedisce agli invitati di ripartire la sera stessa. La sosta forzata che costringe tutti a restare tre giorni nella villa di famiglia darà luogo a sviluppi “inattesi”. Il problema è che la famiglia riunita finisce per somigliare a una folla, nucleo tipico e universaleggiante, centro di un mondo “vivo” quanto assente – Muccino: “Ho cercato di realizzare […] un film che fosse senza tempo e che riflettesse uno stato di inquietudine […] figlio di ogni epoca”. È un mondo che subisce una sorta di omogeneizzazione proprio dal suo stesso naturalistico assemblaggio. I tre figli di Alba, Carlo (Pierfrancesco Favino), Paolo (Stefano Accorsi) e Sara (Sabrina Impacciatore) e tutta la compagnia di cugini, nipoti, nuore, generi, compresa la zia Maria (Sandra Milo), sorella di Pietro e madre di Sandro (Massimo Ghini) e Riccardo (Giammarco Tognazzi): una folla italiana che ride e piange, si diverte e pensa ad altro, si attrae e si respinge, si dispera e s’arrangia, s’innamora e si nutre di bugie “vitali”, di pentimenti momentanei, di riflessioni bonarie. Fasce sociali, storie intime, intrecci sentimentali, situazioni psicodrammatiche, prospettive generazionali, autocritiche comportamentali, stratificazioni rivendicative, ricordi nostalgici, smemorie patologiche, ambizioni letterarie, doppie vite, gelosie, attrazioni inespresse, tenerezze adolescenziali, canzoni e pranzi, infedeltà e sessualità, promesse bugiarde, pentimenti inconcludenti, voglie emotive. Un senso di crisi profonda. Qualcuno si chiede: “Come siamo arrivati a questo punto?”. Una risposta non sembra necessaria. E il finale è riavvolgente. Gli invitati finalmente ripartono, Alba resta nell’isola col suo sposo di mezzo secolo fa: “C’è ancora tempo per essere felici, ancora un po’”. Meno male. 

Franco Pecori

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14 febbraio 2018