La complessità del senso
17 11 2019

L’uomo senza gravità

L’uomo senza gravità
Regia Marco Bonfanti, 2019
Sceneggiatura Marco Bonfanti, Giulio Carrieri
Fotografia Michele D’Attanasio
Attori Elio Germano, Michela Cescon, Elena Cotta, Silvia D’Amico, Vincent Scarito, Pietro Pescara, Jennifer Brokshi, Andrea Pennacchi, Cristina Donadio.

Nasce un bimbo e vola nella stanza come un palloncino. Si fa presto a dire “tra la fiaba e la realtà, tra il sogno e la concretezza”. Sta proprio nell’approssimazione di tale tentativo di definizione estetica, di linguaggio, il mancato risultato del “film d’artista” di Marco Bonfanti (Milano, 1980). Vistoso fu il suo successo per la scena del grosso gregge di pecore davanti al Duomo (L’ultimo pastore, 2013) e bene accolto fu, nel 2016, il documentario su Bruno Bozzetto (Bozzetto non troppo), presentato a Venezia. Con la complicità di Elio Germano, attore sempre pronto a tuffarsi in acque anche pericolosamente scogliose, il regista milanese ha scelto ora di procedere sul filo del paradosso, seguendo l’idea di una mancanza di peso simbolica e bizzarra, scovata nel nascondiglio più “infantile” di una modernità provocatoria quanto “antica” e non richiesta. Leggerezza e purezza sono qui due ingredienti di una torta non entusiasmante per sapore né per aspetto. Il passaggio dall’idea alla scrittura e dalla scrittura al girato e al montato rivela una “povertà” di esecuzione che non regge all’ipotesi dell’intenzionalità espressiva. L’uomo senza gravità, tecnicamente richiama un cinema dello spazio, ma nella forma del contenuto si traduce, prima, in un bambolotto neonato sospeso a mezz’aria, poi in un “mostro” da tenere nascosto, quindi in un Batman da offrire al televisore. Perversione massmediologica sulla quale scaricare facilissimamente i tormenti dell’autenticità impossibile nel mondo opportunistico e gretto. Gira e rigira, il film, elementare come un gioco di bimbi e di nonni, di fate cattive/buone, di ostacoli superabili con un dolce sorriso, riduce l’eccezione alla regola, regalando allo spettatore un ottimismo studiato e trasparente, senza via d’uscita. [Festa di Roma 2019, Preapertura]

Franco Pecori

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21 ottobre 2019