La complessità del senso
18 12 2017

Suffragette

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Regia Sarah Gavron, 2015
Sceneggiatura Abi Morgan
Fotografia Eduard Grau
Attori Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Brendan Gleeson, Anne-Marie Duff, Ben Whishaw, Meryl Streep, Remola Garai, Finbar Lynch, Natalie Press, Samuel West, Geoff Bell, Morgan Watkins, Adrian Schiller, Adam Nagaitis, Nick Hendrix, Lorraine Stanley, Shelley Longworth, Sarah Finigan, Adam Michael Dodd, Grace Stottor, Ray Burnet, Matt Blair, Anna Gabell.

Passato e futuro. Un film sul primo movimento per il voto (suffragio) alle donne, nel Regno Unito, costruito con spirito documentario non meno che epico e romantico, ci parla di futuro nel senso che trasmette un impulso, una carica di portata storica verso conquiste che seguiranno poi la catena progressiva della scalata femminile alla parità morale e civile. Un andamento propulsivo ancora oggi in itinere. La regista inglese Sara Gavron – al suo secondo lungometraggio dopo l’esordio con Brick Lane (London Film Festival 2007) – racconta giorni decisivi del movimento nato nel 1869 e sfociato nella WSPU (Women’s Social and Political Union), fondata nel 1903 a Manchester da Emmeline Pankhurst (Meryl Streep). Il film si apre con la sassaiola contro le vetrine del centro di Londra e si chiude con due sequenze violente, l’incendio esplosivo della residenza estiva di un ministro e l’atto drammatico dimostrativo della suffragetta Emily Wilding Davison (Natalie Press) durante il Derby di Epsom (4 giugno 1913), alla presenza di Giorgio V. Viola, bianco e verde erano i colori della bandiera delle Suffragette con la quale si voleva bardare il cavallo del Re. A intrufolarsi tra la folla era, con Emily, l’operaia Maud (Carey Mulligan), protagonista del film. Il movimento poté progressivamente organizzarsi grazie alla composizione socialmente mista, in cui le donne con minori impegni nella famiglia potevano mettere più tempo a disposizione per aiutare le colleghe con maggior carico di lavoro. Per esempio, la farmacista borghese Edith (Helena Bonham Carter), sostituendo il marito nel lavoro in farmacia, poteva anche aiutare altre donne nell’organizzazione dell’attività. Una parte significativa di Suffragette si svolge in una lavanderia del quartiere di Bethnal Green, ambiente scuro e fumoso, ben reso dalla fotografia di Eduard Grau. E’ lì che vediamo le prime sensazioni di rivolta nascere in Maud, tristemente sottoposta all’oppressione del padrone Taylor (Geoff Bell). Sarà un’altra lavoratrice, Violet (Anne-Marie Duff), ad indurla a partecipare alla lotta. Il personaggio di Maud è il più costruito in funzione narrativa, con una storia anche famigliare da raccontare. La giovane ama il marito Sonny (Ben Whishaw) e il figliolo George (Adam Michael Dodd, bravissimo) e si vedrà costretta ad affermare la propria autonomia di donna, a costo di vedersi colpita negli affetti più cari. Sonny, a sua volta, è un uomo in buona fede che non ha la forza di rompere con il sistema sociale di cui fa parte. Maud dovrà patire il carcere compromettendo definitivamente il suo rapporto con Sonny. La protesta delle suffragette si fa sempre più aggressiva, dopo l’inutile testimonianza in Parlamento davanti a David Lloyd George (Adrian Schiller). Toccante la scena che vede Maud emozionata sostituire Violet (in difficoltà per le percosse subite dal marito), nel resoconto del duro sfruttamento in lavanderia. «L’eloquenza migliore è quella che fa cambiare le cose», commenta turbato il politico. Interessante la posizione di un’altra figura maschile, l’ispettore Steed (Brendan Gleeson) della Polizia Metropolitana, preso a metà tra l’applicazione della legge e la comprensione della situazione non poco complessa. Si susseguono gli attentati dimostrativi da parte delle Suffragette, taglio dei fili del telegrafo, esplosivo nelle cassette della posta e perfino nella casa di campagna di Lloyd George. Il problema è, per le donne, la difficoltà a raggiungere l’opinione pubblica, giacché i mezzi di informazione esercitano il loro potere oscurantista. Non basta nemmeno lo sciopero  della fame in carcere. Ma solo la guerra Guerra Mondiale potrà interrompere, parzialmente, la lotta per il diritto al voto. Già nel 1918 verrà concesso alle donne sposate, di età maggiore di trent’anni. Nel 1928 il suffragio divenne universale. Decisione analoga fu presa negli Stati Uniti d’America nel 1920, in Germania nel ’19, in Francia nel ’45. La data italiana è del 30 gennaio 1945. Il merito più rilevante del film sta nel giusto equilibrio tra rilevanza della riproposizione documentaria del tema e valore emozionale del racconto, soprattutto nella parte affidata dalla brava Carey Mulligan. Comunque il cast funziona bene nel suo insieme, con interpretazioni credibili e realistiche, mai insistite nell’esibizione del senso.

Franco Pecori

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3 marzo 2016