La complessità del senso
19 06 2024

Tár

Tár
Regia Todd Field, 2022
Sceneggiatura Todd Field
Fotografia Florian Hoffmeister
Attori Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss, Sophie Kauer, Julian Glover, Allan Corduner, Mark Strong, Sylvia Flote, Adam Gopnik, Mila Bogojevic, Zethphan Smith-Gneist.
Premi Venezia 2022: Cate Blanchett atr

“Se una donna ha il diritto di montare l’impalcatura, deve poter salire sul podio”. Dirigere l’orchestra, dirigere. Composizione e direzione, il rapporto nei due sensi è inscindibile, anche  perché il secondo ne comprende almeno un altro, esecuzione. Il livello costitutivamente complesso. Tanto per cominciare, si potrebbe dire che la nota è intervallo-nota e non è sullo spartito. Un trattato di estetica? Un film non semplice, dato che il tema di fondo è la musica, sostanza e senso. Certo, il personaggio principale, immaginario, è Lydia Tár (Cate Blanchett), grande direttrice d’orchestra e compositrice, prima donna della storia a capo della Filarmonica di Berlino, impegnata a registrare dal vivo la quinta Sinfonia di Mahler. E certo, la personalità, il carattere, la figura, le tendenze affettive di Lydia tracciano un filo drammatico che la regia di Todd Field (già autore di film come In the bedroom 2001 e Little Children 2006) non si limita a “proporre”, a fotografare, intessendo anzi il narrare di stilemi e materiali eterogenei, specchiati dal contesto mediatico attuale (il cellulare, YouTube e altri materiali del quotidiano transito). La passionale energia del vissuto musicale di Lydia si traduce in un montaggio asciutto, prescrittivo, “non-cronachistico” e invece sintetico, metaforico, volto al traguardo profondo di una risoluzione dialettica non facilmente semplificabile in storia d’amore, amore per la musica e/con omoattrazione sentimentale. Tutto è per linee narrative interne, fino a un suicidio riferito alla sostanza erotica non esibita (la relazione con Francesca, assistente molto personale, è anche, sullo schermo, il non-detto figurale della Noémie Merlant “Giovane in fiamme” di Céline Sciamma, 2019). A fronte di una tensione tale, musicale, l’avidità del potere, l’opprimente intrigo delle sostituzioni in orchestra, è materiale di sottordine (non dispregiativo), che la Blanchett, grande attrice, sottomette all’emozione culturale dell’arte, risolutiva dei rapporti interni del piano espressivo, nel punto drammatico dell’interpretazione. L’apertura del film, non per niente, è occupata, sul nero, dai titoli che di solito si leggono dopo l’ultima inquadratura. La chiave culturale della prima parte, offrendo allo spettatore, senza neanche darlo troppo a vedere – ma basti la sequenza della lezione alla Juilliard School, al giovane studente dubbioso su Bach -, importanti tematiche astratte, pone obiettivamente in secondo piano il “narrativo”. E però è proprio tale scelta a salvare il film dalla reductio a storia di intrighi nevrotici e di “segrete” lotte di potere al femminile.

Franco Pecori

 

 

 

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9 Febbraio 2023