La complessità del senso
21 01 2026

L’innocenza

Kaibutsu
Regia Hirokazu Kore-Eda 2023
Sceneggiatura Yuji Sakamoto
Fotografia Ryuto Kondo
Attori Soya Kurokawa, Sakura Andô, Eita Nagayama, Yota Hiiragi, Mitsuki Takahata, Akihiro Tsunoda, Shidō Nakamura, Yūko Tanaka.
Premi Cannes 2023: Sg Yuji Sakamoto.

Minato (Soya Kurokawa) vive una sua preadolescenza problematica. Ricorda spesso, insieme alla mamma Saori (Sakura Andō), il padre morto e “reincarnato” in chissà quale altro animale. Saori è molto protettiva. “Non sono più un bambino”, tenta di dirle Minato, ma lei risponde semplicemente: “Lo sei ancora”. Qualche strano comportamento del piccolo (segni di bullismo?) comincia ad emergere con maggiore insistenza. Il professor Hori (Eita Nagayama) è troppo severo? Saori, apprensiva, va a parlarne con i docenti e con la preside Fushimi (Yūko Tanaka). Sembrano emergere responsabilità. Hori è un tipo che appare un po’ strano. E cominciamo a intuire che la problematica di una crescita non standardizzata può essere vista anche dalla parte del docente. Frequentatore di un hotel per hostess, Hori fa credere a Minato che nella testa ha il cervello di un maiale. La scuola si chiude sulla difensiva. L’albergo brucia per un grosso incendio. Pericolo scampato? Il piccolo Eri (Yota Hiiragi) è per Minato un compagno di giochi sempre più vicino. Tende a svanire la spigolosità dell’imbarazzante “mistero” che s’incarna nel cuore e nel corpo del protagonista ed emergono indicatori di poesia dai dettagli dei giochi dei due piccoli, reciprocamente attraentisi in momenti di “spontanea” complicità. Kore-Eda sembra voler sublimare verso un traguardo di trasparenza poetica (nel senso proprio del “fare” poesia, di poesia che “si fa”, che è còlta nel mentre), i precedenti suoi lavori, dedicati al racconto del non-racconto, al riparo espressivo dagli “incidenti” di vita (Father and Son 2013, Ritratto di famiglia con tempesta 2016, Un affare di famiglia 2018, Broker 2021). I due primi punti di vista di quest’ultima “mostruosità” – il titolo internazionale, traduzione dell’originale Kaibutsu, è Monster – acquistano profondità e intensità con il terzo e finale: non tanto per il gioco-rifugio di Minato ed Eri nella vecchia carrozza arrugginita di un tram nel bosco, quanto per l’incontro del protagonista, nel sottofinale, con l’insegnante di musica. L’allievo impara a soffiare nel trombone a tiro: “Qualunque cosa tu non possa dire, soffiala via”, gli consiglia la donna. Nel bosco c’è bufera, il vecchio tram sembra stia decollando… “Non siamo rinati, siamo uguali!”, gridano felici Minato ed Eri. Il punto di vista del regista è dialettico, Kore-Eda affida esclusivamente allo schermo il risultato delle riprese e del montaggio, evitando rimandi pregiudiziali sull’esposizione del tema, la cui “mostruosità” sarà ricomponibile in funzione di una prospettiva di senso non predeterminata. La crescita dei figli, il destino delle nuove generazioni dipende anche dalla loro capacità di “soffiar via” certe idee di “mostruosità”.

Franco Pecori

22 Agosto 2024