La complessità del senso
25 10 2021

Soul

Soul
Regia Pete Docter, Kemp Powers, 2020
Sceneggiatura Pete Docter, Mike Jones, Kemp Powers.
Voci originali Jamie Foxx (Joe), Tina Fey (22)
Versione italiana Neri Marcorè (Joe), Paola Cortellesi (22)
Musiche Trent Reznor, Atticus Ross, Jon Batiste.

Per adulti. Pensò a Toy Story, fece Monsters & Co., pensò a Wall-E, fece Up, pensò a Monsters University, fece Iside Out. Al settimo giorno non si riposò. Perseguitato dalle scienze cognitive e da altre induzioni, il genio della Pixar, Peter Hans Docter – Bloomington, Minnesota -, andò infine al momento della nascita (per lui, il 10 agosto 1968). E gli venne la domanda: “Come mai, per quale motivo io sono così come sono, penso come penso, scelgo come scelgo? Dipenderà dalla mia anima? E come s’è formata? E vale la pena vivere la vita?”. Docter fece Soul, insieme a Kemp Powers. Alla Pixar non sono nati ieri: artisti quali sono, hanno fatto in modo – con la tecnica dell’animazione cinematografica, capace oggi di creare “come dal nulla” copia strabiliante del mondo attrattivo, forma e colore -, in modo che l’interrogativo, strabordante di questioni filosofiche, morali, psicosocioantropologiche e insomma culturali irrisolte, si trasformasse, al dunque, in uno spettacolo piacevole, immaginifico e perfino infantile nella forma, nonostante e proprio perché rappresentasse in un “sogno” le Verità più normali, banali, frutto dell’inconscio e dell’incoscienza. Un film d’animazione sul tema del passaggio da “Essere o non Essere” a “Vivere o non Vivere”? La parola magica, Soul, resta qui passe-partout per un trattamento leggero e percettivamente gradevolissimo. C’è buona musica jazz di oggi, tagliati gli anni ’20-’30-’40 e le rischiosità successive, senza arrivare al rapping attuale, smemorato di Armstrong, Ellington e Parker. Il protagonista, Joe Gardner, insegna musica alle medie ma sogna di diventare un vero jazzman e di suonare il piano nei locali importanti di New York. Ma proprio mentre sta per essere ingaggiato nella band di una famosa sassofonista mette il piede in un tombino aperto (il caos della città ha pure il proprio ruolo) e precipita nell’Anti Mondo. Tutto improvvisamente è azzurro e leggero, un velo fluttuante popolato di gocciole rotonde parlanti, detersive quasi e di sicuro effetto “spirituale”. Ma nemmeno: tutto è prima dello spirito, prima della vita e della morte, là dove qualcuno aiuta qualcun altro a trovare una propria configurazione, anime da “coniugare” con corpi in vista di una trascorrenza terrena, prima dell’ultimo percorso verso la Luce Bianca. Si tratterà di cogliere la giusta scintilla, ciascuno la propria, fortunato chi saprà sceglierla, accettarla per quello che ne deriverà. La vita è fatta di tante cose, anche piccole, non tutti possono essere grandi mentori di se stessi, non tutti sono Archimede, Gandhi, Maria Antonietta. E comunque il Sistema è uno solo, milioni di cassetti nel grande schedario. Chi vivrà vedrà. Una quasi-ribelle, renitente a rinunciare all’Anti Mondo, è l’anima-ragazza 22. Il suo nome è un numero, ma la sua scelta pare piuttosto definitiva, dice di non aver mai visto niente per cui valga la pena di vivere: “Se c’è una cosa che non so fare è mentire – dice a Joe -, al contrario di Abramo Lincoln”. In realtà, dal grande schedario non è venuto ancora fuori il giusto pass per lei. Ci penserà l’ingegno favolistico di Docter, uno scambio divertente di corpo/anima proprio con l’ultimo arrivato farà tornare il conto al contabile dell’Anti Mondo, giusto in tempo perché il sogno di Joe Gardner si avveri e perché 22 abbandoni il Padiglione dell’Entusiasmo e sorridente voli verso la vita terrestre. E saremo contenti anche noi, pur se non ricordassimo lo snocciolamento casistico dei modi d’essere, né l’inventario dei comportamenti appreso nelle lezioni dell’Io-seminario. Saremo pronti a cogliere, noi per noi stessi, lo scopo della vita. [Film d’apertura alla Festa del Cinema di Roma 2020, dal 25 dicembre su Disney+]

Franco Pecori

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25 dicembre 2020