La complessità del senso
19 11 2019

C’è tempo

C’è tempo
Regia Walter Veltroni, 2019
Sceneggiatura Doriana Leondeff, Walter Veltroni
Fotografia Davide Manca
Attori Stefano Fresi, Giovanni Fuoco, Simona Molinari, Francesca Zezza, Sergio Pierattini, Laura Ephrikian, Silvia Gallerano, Yang Shi, Max Tortora, Anna Billò, Giovanni Benincasa, Jean-Pierre Léaud.

Ah però, simpatico Stefano! (e Stefano Fresi bravo attore). La moglie (Silvia Gallerano) lo rimprovera di avere un lavoro un po’ strano e soprattutto precario: osservatore di arcobaleni. L’arcobaleno è un fenomeno della natura che varrebbe la pena di considerare con attenzione, anche per i risvolti metaforici verso il senso della vita (la nostra). Ma ci sarà tempo. Stefano cura anche la manutenzione di uno specchio, un grande specchio che piazzato in un certo punto di una certa valle (la Val d’Ossola) devia i raggi del sole verso un paesino di nome Viganella, le cui case (tratto da una storia vera) altrimenti resterebbero perennemente al buio. Ma soprattutto Stefano ha nel cuore la passione giovanile alla quale non è mai riuscito a dare corpo. Per tutto il tempo, da quando la ragazza compare e sappiamo che di lei si tratta, facciamo il tifo affinché il ragazzone sovrappeso possa veder avverato il suo sogno. Sappiamo, lo sappiamo, che il miracolo non sarà possibile: sarebbe come se improvvisamente bravi e onesti amministratori di un paese ideale utilizzassero parole magiche, come “lavoro”, nella giusta sostanza dialettica, intendendole nel vero senso di “rapporti” e non di prodotti da distribuire. Ma i classici chi li legge più? Ci sarà tempo, forse. Ma quale tempo? Circola voce che il tempo lineare, quello che ci porterebbe tutti al Giudizio Universale, l’abbia escogitato Agostino d’Ippona. Noi per tutto il film continuiamo a sperare che forse accadrà il miracolo di un’attrazione diversa, che non tiene conto dei volumi corporei quanto piuttosto del peso delle anime. E però, Simona (Simona Molinari), simpatica anche lei, canta le sue canzoni – un jazz moderno, non troppo spinto, abbastanza pop – e intanto pensa di  raggiungere qualcuno a Parigi. A modificare i destini del cuore grosso di Stefano non basterà il primo bacio di Giovanni (Giovanni Fuoco), fratellino tredicenne piovuto dal cielo, manichino ben educato del terzo millennio, minimoralista e disponibile ad avventure da consumarsi nella più ferrea discrezione; non basterà il suo primo bacio alla coetanea Francesca (Francesca Zezza), figlia di Simona. Per un amore vero ci sarà tempo. E anche per un seguito del cinema moderno, Truffaut, Scola, Ferreri, Monicelli, Bertolucci… Non è vero che Adieu au langage. Lasciate che un regista nuovo faccia il suo film, non gli negate una presenza di Jean-Pierre Léaud. Caro Giovanni, ti sei ritrovato orfano, ricco, con un fratellone disorientato, ma vedrai che il mondo non fugge via. Per diventare grandi, c’è tempo. Al regista Walter Veltroni viene da dire: Com’è buono lei! Ci regala questa preziosa favola del nostro tempo, invitandoci a una riflessione poetica multicolore, di cui si sente il bisogno. Grazie, ci prendiamo il tempo che c’è. Parleremo con i bambini già grandi e con i grandi ancora bambini, cercheremo con loro un ghiacciolo Arcobaleno davanti al mare, come se il mare ci fosse ancora, come se il tempo ci fosse, come se la Terra non fosse piatta. Non è piatta la Terra? Lo si sente dire. 

Franco Pecori

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7 marzo 2019