La complessità del senso
28 03 2020

Che fine ha fatto Bernadette?

Where’d You Go, Bernadette
Regia Richard Linklater, 2019
Sceneggiatura Michael H. Weber, Scott Neustadter, Richard Linklater, Holly Gent Palmo, Vincent Palmo Jr.
Fotografia Shane F. Kelly
Attori Cate Blanchett, Billy Crudup, Emma Nelson, Kristen Wiig, Judy Greer, Laurence Fishburne, Troian Bellisario, Jóhannes Haukur Jóhannesson, James Urbaniak, Claudia Doumit, Kate Easton, Zoe Chao, Katelyn Statton, Richard Robichaux, Russell Bradley Fenton, Daina Griffith.

Huston, abbiamo un problema. Richard Linklater (Huston, 30 luglio 1060), “slacker” texano del cinema indipendente (Prima dell’alba 1995, School of Rock 2003), ha perseguito un “pedinamento” spregiudicato e quasi disinvolto di personaggi un po’ autobiografici e un po’ “tratti dall’ambiente” del momento storico, di passaggio tra epoche contemporanee, mostrando e denunciando, confessando e analizzando con sguardo agile e antiretorico il “trasloco” generazionale. Fino a Boyhood  2013 e a Tutti vogliono qualcosa 2016, l’autore ha nuotato tra i flutti del cambio epocale, non lasciandosi travolgere da tentazioni fenomenologiche e restando agganciato a una delicata trasparenza “europea” – francese, è stato più volte notato con riferimento a Rohmer. Ora qualcosa è successo. Forse lo sguardo allargatosi a dismisura su panorami globali, forse l’ansia culturale di un aggancio a motivazioni psicologiche da rendere esplicite e quindi da corredare di trasparenze didascaliche. Fatto sta che il “Rohmer” ha assunto sembianze più decisamente americane. Il tema di partenza, per nulla leggero e anzi profondamente coinvolgente in ipotesi, ossia del peso dell’architettura contemporanea nella vita delle persone e della società a tutti i livelli, individuale e ambientale, viene ritagliato in forma di commedia piacevole e cucito sulle sembianze di una protagonista simbolo, la quale soltanto in alcuni momenti riesce a vivere la sua propria vita, mentre per il resto risponde a una traccia evolutiva di pedagogia permanente. Insomma, difficile fare l’architetto, cioè disegnare e costruire un volto del mondo adeguato alle esigenze di vita attuali. Si può impazzire. Così sembra succedere a Bernadette. Cate Blanchett si immedesima da par suo, da grande attrice (basti pensare a Elizabeth 2007 e a Carol 2015), pur costretta dalla sceneggiatura (dal romanzo “Dove vai Bernadette?”, di Maria Semple) a pattinare spesso sul ghiaccio di una pista “difficile” e semplificata nella sostanza. Sicché l’architetto-mamma, mentre è sul punto di andar via di testa a causa delle banalità quotidiane cui la costringono le normali frequentazioni di zona (ha una figlia, Beh/Emma Nelson, che va a scuola), non riesce nemmeno a trovare serenità nel rapporto con Elgie (Billy Crudup), marito affettuoso e preoccupato ma impegnato nella propria attività specialistica targata Microsoft. La nevrosi – si può dire – si taglia col coltello. Il problema è che finisce in banalità, in un viaggio all’Antartide di cui non anticipiamo i modi. Difficile aspettarselo da un Linklater. Abbiamo un problema.

Franco Pecori

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12 dicembre 2019