La complessità del senso
21 04 2018

I segreti di Wind River

Wind River
Regia Taylor Sheridan, 2017
Sceneggiatura Taylor Sheridan
Fotografia Ben Richardson
Attori Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Berthal, Kelsey Asbille, Julia Jones, James Jordan, Norman Lehnert, Gil Birmingham, Graham Greene, Martin Sensmeier, Eric Lange, Ian Bohen, Hugh Dillion, Teo Briones.
Premi Cannes 2017, Un certain regard: reg.

Neve e sangue. Montagne, silenzio, lontananza, violenza, abbandono. Il thriller in quanto genere classico resta in secondo piano rispetto alla coinvolgente profondità della situazione umana, inquadrata in un contesto naturale predominante, che sottolinea e rende palpabile l’angoscia di un vivere speciale. Thriller di denuncia. Premiato al Sundance Film Festival e a Cannes, nonché presentato a Torino (Festa Mobile), il debutto alla regia dello sceneggiatore Taylor Sheridan mostra la radice umanistica del narrare. La suspense, nel racconto, non è tanto relativa al come si svolgano i fatti quanto alle motivazioni situazionali-umane che dei fatti abbiano determinato e possano ancora determinare lo svolgimento. Al primo impatto, vediamo Cory Lambert (Jeremy Renner –Arrival, The Avengers, The Hurt Locker), cacciatore di animali predatori, appostato nel manto nevoso, mirare contro la bestia da eliminare. Cory fa il suo lavoro in solitudine, si sposta in alta quota con la slitta a motore, protegge le greggi e gli uomini dai pericoli della montagna. Esperto nel seguire tracce, ricostruisce percorsi, prepara agguati. Siamo sulle montagne del Wyoming, dove un gruppo di nativi americani conduce in regime di sopravvivenza la vita nella Wind River Indian Reservation. Si chiude così la trilogia che Sheridan (scrittore dei primi due film, Sicario di Denis Villeneuve 2015 e Hell or High Water di David Mackenzie 2016), ha voluto dedicare alla moderna frontiera americana. Prima le violenze lungo il confine col Messico, poi la povertà nel ricco Texas e infine la vita delle tribù Arapahoe e Shoshone, presso le quali l’autore ha attinto per riferimenti culturali e partecipazione attiva alla realizzazione del film. La natura è personaggio e trasmette tensione sin dall’inizio. Quando poi Cory scopre il corpo di una giovane, morta per congelamento, ferita e a piedi nudi a poca distanza dal piccolo caseggiato, avvertiamo che il rinvenimento comporta la conferma di cupi segreti da svelare, drammatiche condizioni su cui indagare. L’indagine andrà oltre rispetto alla possibile scoperta di un delitto. Il padre della giovane vittima è un nativo, amico di Cory. Il cacciatore lo sente vicino perché egli stesso porta dentro di sé il dolore per una sorte simile toccata alla propria figlia. Un flash in parallelo ci mostrerà in una sequenza specialmente violenta il valore analogico dei due sentimenti in un contesto di indegno abbandono, dove lo Stato lascia che sia la pura brutalità esistenziale a governare le disperate solitudini di vecchie e nuove generazioni. La vita del gruppo di operai del vicino impianto di trivellazione non è poi tanto diversa – sia pure opposta – da quella dei nativi della riserva. L’Fbi non trova di meglio che spedire su quelle montagne la giovane e inesperta Jane Banner (Elizabeth Olsen). Il film si chiude con le amare parole di un dato oggettivo: “Non esistono statistiche per le donne native americane. Nessuno sa quante ne siano scomparse”.  Sheridan osserva e giudica con occhio antropologicamente corretto, non trascurando di lasciare nello spettatore anche un netto segno emozionale, a rafforzare l’efficacia di una giusta severità critica.

Franco Pecori

 

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5 aprile 2018