La complessità del senso
21 11 2018

Soldado

Sicario 2: Soldado
Regia Stefano Sollima, 2018
Sceneggiatura Taylor Sheridan
Fotografia Dariuz Wolski
Attori Benicio Del Toro, Josh Brolin, Isabela Moner, Jeffrey Donovan, Catherine Keener, Manuel Garcia-Rulfo, Matthew Modine, Shea Whigham, Elijah Rodriguez, Howard Ferguson Jr., David Castaneda, Jacqueline Torres, Raoul Trujillo, Bruno Bichir, Jake Picking.

La cultura della serialità ha un senso di difesa dal nuovo, di scelta del sistema contro il metodo, caratteristiche di ogni epoca, o anche momento, di confusione o riduzione al minimo denominatore. La serie è garanzia di continuità nella narrazione contro le sorprese della Storia. Meglio una rinuncia preventiva e generalizzata piuttosto che il rischio di una novità sgradita, anche soltanto settoriale. Tale propensione si avverte con rafforzata evidenza nella rassicurante trasmigrazione di un regista italiano come Stefano Sollima nei domini americani dell’azione drammatica. Sulla premessa di importanti esperienze nel documentario da zone di guerra poggiano le successive proposte di Sollima in funzione televisiva (appunto le serie La squadraCrimini, Romanzo criminale) e in funzione cinematografica (ACAB – All Cops Are Bastard 2011 , Gomorra – La serie 2014, Suburra 2015). La televisione autorizza con il consenso/ascolto, il cinema fornisce supporto artistico (estetica di serie A). Un certo mondo “criminale” sembrerebbe non avere più segreti, o almeno il senso comune può comprenderlo in una zona del comportamento non difficilmente individuabile, al di là di un giudizio di stampo politico generalizzabile. Nel debutto americano Sollima prende in consegna l’indicazione primaria del Sicario di Denis Villeneuve (2015) – la guerra contro il narcotraffico al confine Usa-Messico – soprattutto, così sembrerebbe, per chiarire la figura dell’enigmatico “consulente” Alejandro (Benicio Del Toro), il cui passato va reso trasparente per dare un senso “umano” alla spregiudicatezza morale delle sue azioni. Ed ecco Sicario 2: Soldado, questo il titolo originale del film. Mentre lungo il famigerato confine la situazione obbiettiva (dal  narcotraffico al traffico di persone) rende possibile-necessaria la formazione di nuovo personale per lavori senza scrupolo (il reclutamento anche occasionale può avvenire sul territorio, ricco di giovani pronti a nuove avventure), Alejandro fornisce un nuovo contributo, geniale, al contrasto dei narcos. I trafficanti hanno cominciato da tempo a utilizzare anche il terrorismo, nella forma di esplosioni suicide stragiste, e occorre pensare a soluzioni di larga e profonda efficacia. L’agente federale Matt Graver (Josh Brolin) e Alejandro pensano di provocare una guerra tra le bande nella zona: gli scontri saranno autodistruttivi e risolutivi. Prima mossa, il rapimento di Isabel Reyes (Isabela Moner), figlia adolescente del principale boss della droga. Dovrà sembrare opera di un gruppo rivale. L’operazione, non semplice e avventurosa, farà emergere le implicazioni personali di Alejandro, le ragioni della sua frequentazione in quel mondo di contrastanti e poco puliti interessi. Poco altro da aggiungere, se non la spettacolarità delle scene d’azione (dominio vincente degli elicotteri, spazi e velocità all’americana, montaggio a blocchi ben chiari, suspence giocata su una tranquilla prevedibilità degli esiti) e la rispettabilità assoluta del cast, come nella piena tradizione del  grande cinema.

Franco Pecori

Print Friendly

18 ottobre 2018