La complessità del senso
18 12 2017

Vita di Pi

Life of Pi
Regia Ang Lee, 2012
Sceneggiatura David Magee
Fotografia Claudio Miranda
Attori Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu, Adil Hussain, Ayush Tandon, Gautam Belur, Ayan Khan, Mohd Abbas Khaleeli, Vibish Sivakumar, Andrea Di Stefano, Shravanthi Sainath, Elie Alouf.

Com’è nato il libro “Vita di Pi”, di Yann Martel, scrittore viaggiatore canadese, Booker Prize 2002 per la letteratura? Il regista taiwanese “americano” Ang Lee ha voluto dirci che Martel (nel film Rafe Spall) ha raccolto il racconto della favolosa avventura del diciassettenne Pi (Suraj Sharma) dalle labbra stesse del protagonista, scampato alla prova di sopravvivenza in pieno Oceano Pacifico, in seguito all’affondamento della nave mercantile che stava trasportando il ragazzo e la sua famiglia, compresi gli animali del loro circo, dall’India verso il Canada. Del colloquio ispiratore ci accorgeremo nell’ultima parte del film, quando Pi, ormai cresciutello (Irrfan Khan), racconta anche di aver inventato una versione falsa dell’avventura, in funzione della credibilità necessaria alle indagini assicurative sulle cause del naufragio. E ci rendiamo così conto che la fase spettacolare che ha occupato il centro del film funziona da “terza” versione, quella esteticamente più interessante e coinvolgente. Ang Lee ha percorso una strada lunga che lo ha portato dalla commedia (Il banchetto di nozze 1993) ai trionfi del western tutto speciale e rigenerato (I segreti di Brokeback Mountain, Leone d’Oro e Oscar per la regia 2005) e poi ai temi della seduzione e del tradimento (Lussuria 2007), fino a un ripensamento critico del grande evento storico di cui l’America e il mondo portano sui corpi ancora segni (Motel Woodstock 2009). Ed ecco la giravolta nell’immaginario infantile del circo, dove animali e natura compongono figure di un’istanza ultraterrena, senza tuttavia negare la necessità della riflessione realistica. Il genere è l’Avventura, i mezzi sono soprattutto tecnologici, il computer domina il Creato e con l’aiuto della fotografia (Claudio Miranda) ne fa illusione fiabesca. Trasferimento e introspezione, ottimismo e religiosità, avventura interiore e azione surreale compongono un insieme complesso, ma più sulla carta che nel concreto espressivo. La trovata del racconto di Pi allo scrittore sa di escamotage per autorizzare la scelta artistica della barca in mezzo al Pacifico e della convivenza del ragazzo col suo piccolo zoo e soprattutto con la tigre del Bengala, resa virtuosisticamente “viva” dai miracoli dell’elettronica. Si avverte una traccia della tendenza modaiola a leggere le sorti del mondo in chiave genericamente religiosa, mentre è lo spettacolo a imporre la legge delle fantasie primarie, come può essere quella dell’eterno Crosue.

Franco Pecori

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20 dicembre 2012