La complessità del senso
21 04 2018

Hostiles – Ostili

Hostiles
Regia Scott Cooper, 2017
Sceneggiatura Donald Stewart, Scott Cooper
Fotografia Masanobu Takayanagi
Attori Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Ben Foster, Peter Mullan, Jesse Plemons, Stephen Lang, Timothée Chalamet, Paul Anderson, Q’Orianka Kilcher, Scott Wilson, Rory Cochrane, Adam Beach, Scott Anderson, Christopher Hagen, Luca Rains, Jonathan Majors, Stafford Douglas, Richard Bucher, Rod Rondeaux, Diana Navarrete.

Il dolore della Storia. Ma quanto dolore! Non basterebbe tutta la storia del cinema western per pareggiare la sofferenza epica trasmessa dal film di Scott Cooper con il racconto della sorte capitata al capitano dell’esercito Joseph J. Blocker (Christian Bale), nella piena maturità (la pensione è vicina) del servizio prestato alla Patria. Scott Cooper, aveva già battuto – da regista e con merito (Oscar 2010 all’attore Jeff Bridges per Crazy Heart) – le strade del New Mexico e del Texas, sulla pista del cantante country ruvido e dal grande cuore, massacrato dai meccanismi della musica commerciale. Si era poi preso cura di un padre malato terminale – ancora con merito, Il fuoco della vendetta, Premio opera seconda al Festival di Roma 2013. Ora passa al consolidamento, si direbbe ancor più profondo, di un sentimento di contrita riflessione empatica verso il destino riservato dalla Storia ai nativi d’America – fatta comunque eccezione per i Comanche, brutti e feroci, non perdonabili. L’ostilità verso altre tribù sembra invece finalmente il caso di rivederla e tramutarla in comprensione pienamente umanistica, almeno con i mezzi espressivi di cui il cinema può essere buona parte – e purtroppo lasciando tuttora in parentesi l’oggettivo sentir comune degli americani espresso ultimamente nell’urna. Hostiles è ambientato nel 1892. Blocker, ufficiale ruvido e segnato dalla vita in divisa, accetta di cattivo grado l’incarico di  scortare un vecchio capo Cheyenne, tenuto prigioniero a Fort Berringer, attraverso il New Mexico e fino al Montana. Falco Giallo (Wes Studi) non è certo stato un indiano mansueto, ha preso “più scalpi di Toro Seduto”, ma ora è in fin di vita e ha espresso il desiderio di tornare nelle sue zone. Nemmeno Joseph è stato uno stinco di santo, lo si vede anche dalla sua faccia, ma è “un bravo soldato” – glielo ricorda il suo colonnello – e fa quel che gli viene ordinato. Si parte a cavallo, Falco Giallo ha con sé il figlio con la sua famigliola. Il cammino (mille miglia) sarà pieno di insidie, come vuole la consolidatissima tradizione dei “trasferimenti pericolosi” nel western. Blocker raccoglie e porta con sé anche una donna, Rosalee Quaid (Rosamund Pike), la quale ha visto massacrati sotto i propri occhi dagli indiani cattivi il marito e tre figli. Durante il viaggio, i predatori non danno tregua, ci sono perdite, le pistole fanno bum-bum, i destini, le razze e le storie si fondono secondo una legge superiore, al di là delle ostilità risapute. E nel dolore per le violenze, le vite perdute, le solitudini forzate, e insomma per l’ingiustizia della Storia, panorami mozzafiato, meteo non sempre favorevole, pause di riflessione, immagini degne di fotografia, musica piena, forte, prescrittiva. E un ritmo cadenzato che suggerisce riflessione, partecipazione, adesione al concetto: fratelli, comprendetevi e amatevi, finitela con le ostilità che hanno fatto tanto soffrire. Nel complesso, un’immagine di maniera, “bella” e mai sgradevole come potrebbe suggerire il contenuto. La cadenza dei tagli e dei raccordi, intessuti nelle sospensioni ricorrenti con frequenza “filosofica”, autorizza a sentirsi “dalla parte giusta”, quasi nonostante lo spettacolo. Nel finale, passa un ultimo treno, Joseph J. Blocker prenderà la decisione giusta. [Festa del Cinema di Roma, 2017 – Film d’apertura]

Franco Pecori

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22 marzo 2018