La complessità del senso
23 06 2017

Animali notturni

film_animalinotturniNocturnal Animals
Regia Tom Ford, 2016
Sceneggiatura Tom Ford
Fotografia Seamus McGervey
Attori Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher, Karl Glusman, Armie Hammer, Laura Linney, Adrea Riseborough, Michael Sheen, Ellie Bamber, Rob Aramayo, India Menuez, Imogen Materhouse, Zawe Ashton, Graham Beckel, Neil Jackson, Jena Malone, Kristin Bauer, Franco Vega, Sudney Schafer.
Premi Venezia 2016: Leone d’Argento-Gran Premio della Giuria.

Ancora un Paradiso lontano (Far From Heaven). Dopo il bell’esordio del 2009 (A Single Man), Tom Ford fotografa il panorama americano con uno sguardo più estensivamente culturale. Letta fissando la vicenda dei personaggi in funzione di un andamento progressivo e di un esito finale, la trama del film – dal romanzo “Tony & Susan”, di Austin Wright (Adelphi) – equivale a una “parte per il tutto”. Lo si deduce, intanto, dagli stacchi che fissano lo spostamento netto e quasi brusco della cinepresa su panorami generalizzanti (esempio, il mare di luci della metropoli notturna) e su regionalizzazioni (un Texas “desertico” dei primi anni ’90, con zone dove il cellulare non trova campo) strategicamente selezionate in contrasto con l’avanzamento evolutivo della civiltà anche estetica. La maestria del regista-stilista, qual’è Ford, serve bene a quella che, al di là della tensione thriller, è una chiara tendenza all’allusività artistica, chiave preferenziale dell’autore. Due parole sul racconto non sono il problema: La cattolica Susan (Amy Adams), esperta mercante d’arte, vive in un lusso impersonale («Troppo cinica per fare l’artista»). Fin dall’apertura, le sequenze dell’inaugurazione di una mostra espongono figure di un’oscenità dilatata che recupera un fellinismo di chiara denuncia. Susan ha sposato Hutton (Armie Hammer), uomo sicuro di sé che traffica per il mondo in riunioni di affari; e ha lasciato Edward (Jake Gyllenhaal), aspirante scrittore sconsigliatole dalla cara mamma “borghese”. Quando, venti anni dopo, Edward le fa avere con dedica la bozza del romanzo che finalmente ha scritto, la lettura colpisce la donna nel profondo perché il racconto, crudo e allusivo, finisce per rimettere in gioco le sue scelte di vita. Una in particolare la verremo a sapere quasi in ultimo, ma comunque – e qui sta il punto – già tutto il film, la sua immagine complessiva, ci ha detto il motivo del drammatico turbamento e dell’insonnia che ha reso Susan un “animale notturno”. E a ben vedere (a vedere bene), non è tanto per i lunghi inserti che raccontano la bozza in lettura (film nel film) – l’aggressione violenta subita da Tony, dalla moglie e dalla figlia adolescente da parte di un terzetto di delinquenti («Se tua figlia mi prende per uno stupratore, io la stupro») durante il viaggio texano in macchina, con la disperata impotenza dell’uomo “perbene” e con l’entrata in scena di uno sceriffo (Michael Shannon) dall’amara e finale umanità -; non è tanto nell’azione del “film secondo” che risiede la lontananza di vita, succo della rappresentazione. Essenziali sono gli elementi propriamente stilistici, la precisione “maniacale” del regista nel puntualizzare, inquadratura per inquadratura, l’importanza di un’impossibilità di dialogo, l’arroganza implicita di una prigionia “volontaria” che rende rigidi ed esclusivi i parametri morali e sociali, offrendoli in una sorta di esposizione artistica di maniera, bloccati in “armonie” senza valore, forme fissate nei deserti “belli” dell’arredamento o/e in quelli delle praterie vuote e aperte al sopruso. Realismo e cinismo si danno la mano e restano immobili in una mostra che il cinema sembra impossibilitato a muovere. Può sembrare estetismo. Ma basterà liberare i dialoghi da una certa esemplarità eccessiva per quanto “giusta”, almeno laddove le immagini non hanno bisogno di didascalie.

Frano Pecori

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17 novembre 2016