La complessità del senso
19 08 2017

Killer in viaggio

Sightseers
Regia Ben Wheatley, 2012
Sceneggiatura Jane Levick
Fotografia Laurie Rose
Attori Alice Lowe, Steve Oram, Eileen Davies, Roger Michael, Tony Way, Seamaus O’Neill, Monica Dolan, Jonathan Aris, Aymen Hamdouchi, Tom Meeten, Kenneth Hadley, Stephanie Jacob, Christine Talbot, Richard Lumsden, Richard Glover.
Premi Empire Awards 2013: Miglior film inglese, Courmayeur 2012: Leone Nero.

Giro, vedo… e mi trovo nel baratro. Seguire Tina (Alice Lowe) e Chris (Steve Oram) nel loro “viaggio della vita” è cosa simpatica, almeno all’inizio, salvo poi ritrovarsi nel gorgo di un’avventura nera, fatta di episodi “insignificanti” il cui destino è un imbuto che ci infila nella botola dell’inconscio, inospitale e irresoluta. Commedia sì, se la morte è irrilevante, se gli incidenti della gita in roulotte non somigliano troppo a condanne fatali per una colpa che può essere nostra, a persecuzioni del caso calamitate dal carattere delle scelte minime quotidiane. Una morte dietro l’altra, lo spostamento della vacanza di piacere della coppia si fa progressivamente disgraziato, fino alla sorpresa finale, sigillo mostruoso di una catena malefica e insospettata. I dettagli non vanno raccontati, ovvio. Del resto, i due personaggi, mentre sembrano normalissimi amanti in cerca di qualche giorno di libertà e di svago, si rivelano invece molto atipici, hanno caratteri di spiccata incompatibilità eppure di inestricabile reciproca influenza. Ma – qui forse è il punto – sono l’uno dall’altra infinitamente lontani. E la loro profonda “opposizione”, però, che li sposa e li rende inseparabili nella catena di paradossali e “nere” indifferenze, segna le variazioni delle giornate in un crescendo anche esilarante di piccoli accadimenti irrimediabili. L’invenzione dell’avventura viene dal teatro e passa per la forma televisiva prima di tradursi in cinema. Il cammino attraverso i linguaggi rafforza la specificità autoriale dell’opera, con Alice Lowe e Steve Oram impegnati a vivere profondamente il loro mondo, concluso e misterioso ma pungente al minimo tentativo di approccio esterno. La campagna inglese, scenario del fatale campeggio, si rivela inospitale ai limiti dell’horror. Non vi sono scene “forti”, ma aspettatevi delle sorprese che vi richiederanno una buona dose di umorismo insieme a una solida resistenza alla contrarietà del vivere. Bravissimi gli attori nel risolvere in commedia il destino di “killer in viaggio” che è in ciascuno di noi. Apprezzabile l’intelligenza del regista, perfino eccessiva nel dosaggio ripetitivo degli incidenti che finiscono per attenuare la sorpresa, prefigurando in maniera un po’ prescrittiva una fruibilità settoriale (film-cult).

Franco Pecori

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13 giugno 2013