La complessità del senso
21 07 2019

Tramonto

Napszállta
Regia László Nemes, 2018
Sceneggiatura László Nemes, Matthieu Taponier
Fotografia Mátyás Erdély
Attori Juli Jakab, Vlad Ivanov, Susanne Wuest, Björn Freiberg, Levente Molnár, Móni Balsai, Urs Rechn,  Judit Bárdos, Evelin Dobos, János Kulka, Sándor Zsótér, Dusán Vitanovics, Christian Harting.
Premi Venezia 2018: Fipresci.

L’ungherese László Nemes, dopo l’esordio del 2015 con Il figlio di Saul (Grand Prix a Cannes e Oscar 2016 come film straniero), accentua la sua ambizione estetica, muovendo senza sosta la cinepresa al seguito della protagonista Irisz Leiter (Juli Jakab), immersa nella realtà in fermento dell’Europa del secondo decennio del ‘900.  Dalla scelta dell’inesausto “pedinamento” consegue il disvelarsi faticoso del traguardo narrativo, la progressione non è lineare, le priorità espressive si alternano tra psicologia e avventura. Il montaggio sembra “approfittare” dell’accumulo informale (non s’intenda confuso) di dati situazionali, figurali, per suggerire ambiguità di soluzione verso il destino della giovane approdata nella capitale ungherese sulle tracce della cappelleria che fu dei suoi genitori. Iris vorrebbe diventare modista, il suo aspetto è delicato, elegante, la sua espressione è però anche decisa e certo non remissiva di fronte alle evidenti difficoltà che subito le si presentano. Oszkár Brill (Vlad Ivanov), il nuovo proprietario dell’impresa, la tratta duramente e la respinge. Zelma (Evelin Dobos), la più in vista delle modiste, non la rassicura. Irisz non ci mette molto a trovarsi prigioniera di una confusione indefinibile eppure molto concreta, a tratti anche violenta. Emerge progressivamente il richiamo misterioso di un suo fratello e il film diviene “ricerca” tumultuosa verso un traguardo oscuro. I grandi cappelli alla moda svaniscono nel sogno di un’Austria-Ungheria piantata al bivio di una civiltà al tramonto. Una visita nella Vienna imperiale sarà nel mito in decomposizione. Nel primo film, Saul inseguiva il fantasma di un figlio perduto nell’orrore nazista, qui l’anima di Irisz sprofonda nella trincea mortale di una guerra che non si potrà immaginare come soluzione prossima della confusione, male distruttivo di ogni buona prospettiva. L’ultima scena minaccia di scaturire dal futuro.

Franco Pecori

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4 febbraio 2019