La complessità del senso
18 10 2017

Io che amo solo te

film_iocheamosoloteIo che amo solo te
Regia Marco Ponti, 2015
Sceneggiatura Marco Ponti, Luca Bianchini, Lucia Moisio
Fotografia Roberto Forza
Attori Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone, Luciana Littizzetto, Dino Abbrescia, Eva Riccobono, Eugenio Franceschini, Dario Bandiera, Enzo Salvi, Antonio Gerardi, Antonella Attili, Michele Venitucci, Angela Semerano, Alessandra Amoroso.

Prima sequenza in Vespa “Anni Cinquanta”. Una volta, il botteghino del Cinema rispondeva alle sollecitazioni di vespisti come Gregory Peck e Audrey Hepburn. Oggi ci è dato ammirare Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti per le viuzze di Polignano a Mare e in vista del bellissimo panorama pugliese circostante. Due ragazzi semplici e carini – «Siamo rimasti quelli di 20 anni fa», dichiara Laura -, non sono divi di Hollywood e Marco Ponti non è William Wyler, ma la vita va presa come viene. Pare che la Vespa guidata in apertura da Damiano Scagliusi per fare un giro con la fidanzata  e prossima sposa, Chiara, mostrando le bellezze turistiche che possono piacere magari agli stessi americani che si entusiasmarono per le Vacanze Romane del ’53, pare che sia di proprietà dello stesso attore protagonista del film. E’ la tradizione del realismo italiano che si riaffaccia nei dettagli. Se poi vogliamo considerare dettaglio la location, il quadretto di Pomigliano – luce sole mare – non è di secondaria importanza, sia per i caratteri dei personaggi sia per i loro usi e costumi. Come tutti i piccoli centri, non solo del Sud, la gente tende a conservare le abitudini e tuttavia succede che sotto l’apparenza di una visione tradizionalista si sviluppi un relativo aggiornamento, pregi e difetti. Siamo ai preparativi per il matrimonio di Damiano e Chiara, i ragazzi si amano ma non proprio perdutamente, diciamo che si adeguano alle circostanze. Il maestrale minaccia di mandare all’aria l’organizzazione della festa, la suocera della sposa (Antonella Attili) mette bocca sull’abito bianco troppo scollato e mostra tutta la propria antipatia verso Ninella (Maria Pia Calzone), madre di Chiara, vedova e grande amore segreto del padre dello sposo, Don Mimì (MichelePlacido). Viene il giorno della cerimonia e del pranzo, del ballo e del finale, il finale dove tutto si aggiusta. Tutto regolare in un’ottica dei giorni nostri, coming out durante la festa, “umanità” verso chi sconta in carcere colpe tutto sommato lievi (il fratello di Ninella), lesbismi emergenti, comicità bonarie, macchiettismi da Littizzetto, parente scettica dal Norditalia, comprensioni padre-figlio e madre-figlia, in un mondo in assestamento, italiano e un po’ progressista. Il regista, al sesto lungometraggio (Santa Maradona 2001, A/R andata+ritorno 2003, La luna di giorno 2007, Ti amo troppo per dirtelo 2011, Passione sinistra 2013), lascia intravedere una buona competenza nella distribuzione degli ingredienti narrativi (il romanzo di riferimento è di Luca Bianchini), esagerando però in certi cambi di inquadratura “moderni e contemporanei”, i quali dimostrano come la creatività in campo estetico non sia di per sé garantita dalla consapevolezza semiotica del linguaggio (Ponti ha avuto esperienze specifiche a livello universitario). Quanto agli attori, in generale trasmettono simpatia e sufficiente immedesimazione, fatto salvo un pizzico di narcisismo di troppo nella solita generosità espressiva di Placido.

Franco Pecori

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22 ottobre 2015