La complessità del senso
16 10 2018

Tito e gli alieni

Tito e gli alieni
Regia Paola Randi, 2017
Sceneggiatura Paola Randi
Fotografia Roberto Forza
Attori Valerio Mastandrea, Clémence Poésy, Luca Esposito, Chiara Stella Riccio, Miguel Herrera, John Keogh, Gianfelice Imparato.
Premi Bif&st 2018: Valerio Mastandrea at.

Non si parla con i morti, ma si può immaginare fino al limite del “reale”. Il fenomeno è classico e riguarda la nostra “interiorità”. Mettiamo tra virgolette le parole il cui senso avrebbe bisogno di maggiore specificazione rispetto ad altre di uso comune. Posti in campo tali parametri, la fantasia aiuta. E in forma artistica, la fantasia è chiamata a coprire (comprendere) il senso di istanze non solo individuali, ma storiche, provenienti dalla cultura antropologica. Il Professore (lo chiamano così) è uno zio, uno zio in America. Impersonato da un Mastandrea più “umano” che mai, l’uomo è un po’ strano. Ha insegnato all’università e ha ottenuto il finanziamento dal governo americano per andare a verificare sul posto (nel Nevada, vicino a Las Vegas, Area 51, frequentata – si dice – dagli alieni) la possibilità di ricevere segnali dallo spazio. Risultati negativi. Vedovo, è rimasto prigioniero della sua fissazione: vive in un camper, spesso sdraiato su un divano piazzato all’aperto, in attesa che la sua ricetrasmittente gli dia un soprassalto di “verità”. In quell’area può succedere di tutto, una wedding planner biondina e professionale (Clémence Poésy) organizza matrimoni e porta la spesa al Professore mentre fa arrivare turisti che sperano di incontrare alieni simili a quelli dei fumetti fantascientifici. Ma il contratto di ricerca del Professore sta per scadere e gli Stati Uniti non sembrano disposti a protrarre il termine. Qui entra in gioco il vero protagonista. Tito (Luca Esposito, prodigioso esordio) è un bambino di sette anni. Insieme alla sorella Anita (Chiara Stella Riccio), sedicenne, arriva in visita allo zio. I ragazzi sono convinti di trovare Las Vegas, i giochi, le piscine e insomma l’America fantastica e divertente. Invece li accoglie un deserto misterioso, con un Professore che non sembra avere tanta voglia di prendersi l'”eredità” inviatagli dal fratello Fidel (Gianfelice Imparato), napoletano. Vedovo, prima di andarsene all’altro mondo anche lui, Fidel ha registrato un video col quale invita il Professore a occuparsi di Tito e Anita. Verità e fantascienza si fanno fantasia, la regia di Paola Randi (Tito e gli alieni è il suo secondo lungometraggio, a distanza di 7 anni dal primo, Into Paradiso) assume in proprio il carico creativo di armonizzare le istanze di ancoraggio e continuità della nuova generazione con il sentimento di fiduciosa apertura derivante dall’esperienza tramandata. Nel film non v’è traccia di prescrizione ideologica, il messaggio è affidato all’invenzione poetica di un racconto che ricerca, “strada facendo”, sequenza dopo sequenza, la coerenza interna del proprio sviluppo fantastico senza perdere l’ancoraggio alla situazione. La dialettica tra istanze della memoria, ricerca del Padre, slancio verso la prosecuzione affettiva, si concretizza in invenzioni sceniche perfettamente dichiarate “a fronte” di una verosimiglianza cinematografica affidata a una sorta di tecnica “infantile”, dichiarata ed esibita al limite della proposta emozionale. Tito e il suo papà, Tito e la fiducia nella finzione dello zio Professore, Tito è un mondo a cui credere, Tito è la necessaria dialettica della fiaba per un mondo ancora da vivere.

Franco Pecori

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7 giugno 2018