La complessità del senso
17 07 2019

Capri – Revolution

Capri – Revolution
Regia Mario Martone, 2018
Sceneggiatura Mario Martone, Ippolita di Majo
Fotografia Michele D’Attanasio
Attori Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folleto, Jenna Thiam, Lola Klamroth, Ludovico Girardello, Gianluca Di Gennaro, Maximilian Dirr, Donatella Finocchario, Eduardo Scarpetta, Rinat Khismatouline, Yannick Noomen.
Premi Venezia 2018: Siae.

Gli intellettuali, la rivoluzione, la Storia. Ci sono i conti da fare, con le intenzioni, le coscienze, le necessità, i disegni e i tracciati non cancellabili. Mario Martone isola la problematica complessa nell’isola di Capri, scattando una foto datata 1914. È un flash che racchiude bellezza e intelligenza in un modo sincretico, in una complementarietà organica, consustanziale, secondo un metodo, uno sguardo cinematografico che non ha bisogno d’altro, non richiede ulteriori esternazioni, né di sostanza né di forma, né a livello del contenuto né dell’espressione. Attenzione a non simbolizzare quell’isola di Capri regalando all’immagine una valenza rappresentativa universale, di cui non sente il bisogno. I personaggi, còlti in situazione, non bloccano la loro presenza entro i limiti della figura, vivono in condizione, rispondendo – per così dire – a sé stessi, per la necessità intrinseca dell’essere lì in quel momento storico, mettono in gioco la vita per ciò che è loro possibile. L’Europa è in fermento, la guerra sta per esplodere, le tensioni dominanti si confrontano a tutti i livelli. Su quell’isola in quei giorni, l’occhio della cinepresa coglie un attimo che parla di futuro, è un elastico che può estendere la sua tensione fino ai nostri giorni, ma non è necessario caricare di valore miracoloso la capacità di un regista che mostra, in forma artistica e cioè inventiva, la valenza di una lettura profonda, critica, della prospettiva storica. Dovremmo, al meglio, considerare tutte le mille e mille pagine della Storia leggibili con altrettale sguardo indagatore. L’isola di Capri ospita, contiene, promuove, anche con sofferenza, aspetti e componenti di necessità vitali, non necessariamente assolute bensì legate alla condizione progressiva di uomini e donne nel contesto. Il caso (vogliamo dire il caso?) volle che in quei giorni un gruppo di persone colte, provenienti dal Nordeuropa, sviluppasse una forma di vita associata libera dalle convenzioni dominanti: una “comune” regolata da scelte “naturali” e da forme di libertà anche estetica, non esenti da propensioni e ritualità religio-meditative. Danze e musiche risuonarono lungo il costone dell’isola, ascoltabili oggi, a distanza di un secolo, secondo sensibilità non ignare di certi sviluppi della Free Music di provenienza soprattutto jazzistica; e consonanti, allora, secondo un alone genericamente orientale, a contrasto con le forme rigide della classicità europea. Il personaggio di Seybu (Reinout Scholten van Aschat), leader della comune, racchiude in sé le fascinose istanze che attraggono, per contrasto e per sotterranea sintonia, la curiosità di Lucia (Marianna Fontana), pastorella analfabeta dedita alle capre e propensa alla ribellione e al riscatto di sé in quanto donna assetata di libertà. Lucia recepisce positivi impulsi anche da un altro uomo, Carlo (Antonio Folletto), il giovane medico chiamato a curare il padre, vittima dell’aria insana respirata dopo il passaggio dalla pastorizia al lavoro in fabbrica. Né Seybu, né Carlo riusciranno a trattenere a sé la giovane, sincera, intelligente e coraggiosa. Mentre la famiglia si disgrega, gli uomini partono per il fronte o restano a sviluppare idee rivoluzionarie – tra di loro c’è un certo Maksim Gor’kij (Rinat Khismatouline) -, Lucia saluta la mamma (Donatella Finocchiaro) in un abbraccio generazionale femminile la cui scena resta nella mente. In molti partirono per sfuggire alla guerra e in cerca di una vita nuova. Martone si guarda bene dallo scendere il gradino del racconto a tesi, né si chiude nella formula del “documentario” storico. Il suo è ancora un film, come i precedenti dello stesso regista (Morte di un matematico napoletano 1992, L’amore molesto 1995, Il giovane favoloso 2014), che vive di arte respirando la Storia. Di valore non generico la prestazione di Marianna Fontana (già apprezzata nella parte della Daisy di Indivisibili 2016). 

Franco Pecori

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20 dicembre 2018