La complessità del senso
10 07 2020

Le cose che non ti ho detto

Hop Gap
Regia William Nicholson, 2019
Sceneggiatura William Nicholson
Fotografia Anna Valdez-Hanks
Attori Annette Bening, Bill Nighy, Josh O’Connor, Aiysha Hart, Ryan Mcken.

Una mattina, a una settimana dai 29 anni di matrimonio, Edward (Bill Nighy) lascia Grace (Annette Bening). Sembra accadere da un momento all’altro, dopo un normale scambio di parole durante la preparazione del solito tè. Invece la crisi – confessa lui – è cominciata proprio 29 anni fa. Grace è religiosa, va alla Messa, e resta sbalordita. Ma da come reagisce all’improvvisa decisione del marito capiamo che l’amore della moglie poggia su un sistema di difesa alquanto rigido. Tanto che Edward, col suo carattere chiuso, non è riuscito mai a chiarirsi circa il difficile equilibrio di una felicità mai compiuta. Il figlio Jamie (Josh O’Connor), chiamato ad assistere al momento drammatico della separazione, mostra maturità e capacità di elaborare il dolore di una prospettiva non lieta, anche in relazione alla propria vita di giovane sospeso nell’attesa di una felicità sentimentale. I protagonisti sono due persone colte. Edward, professore di storia, è colpito dal tragico sacrificio dei soldati di Napoleone lasciati morire nel gelo della Russia affinché almeno i più forti potessero ritornare; Grace si appassiona alla poesia romantica, soprattutto di Dante Gabriel Rossetti, di cui cita il celebre verso: “Sono stato già qui, ma quando o come non so dire…”. Sarà Jamie, il quale lavora nella costruzione di database, a dare forma al progetto di antologia che la madre ha avuto per anni nella mente, in modo che l’opera dei poeti sia consultabile secondo un criterio costruttivo, utile al conforto di sensibilità ferite. Il giovane, già da un po’ non crede in Dio e deve attingere alla propria umanità per sostenere il non facile equilibrio della più che imbarazzante situazione. Neanche lui ha ancora risolto il problema del proprio cordone ombelicale. William Nicholson, scrittore e sceneggiatore (Il gladiatore 2000, Elizabeth: The Golden Age 2007, Les Misérables 2012, Ogni tuo respiro 2017) alla seconda prova da regista dopo Firelight (1999), trasforma in film un suo lavoro teatrale, utilizzando bene una scelta ambientale che gli permette di distendere lo sguardo verso una natura coinvolgente. Siamo lungo la bianca costiera del sud inglese e sarà proprio il fascino del paesaggio a incidere sulla memoria di Jamie, spingendolo a coinvolgere la madre nel ricordo di momenti “felici”, quando lei ed Edward prendevano per mano e dondolavano il loro bambino verso il mare. Proprio lungo i passi di quel panorama il figlio riuscirà a contenere la disperazione di Grace per la solitudine a cui il nuovo sentimento di Edward (innamoratosi della madre di un suo studente) sembra averla condannata. Il regista conserva alle scene un ritmo cadenzato, che nella prima parte lascia spazio anche ad una tensione vagamente hitchcockiana, solventesi poi in un sia pur doloroso riequilibrio psicologico. Molto merito va agli attori, specialmente alla Bening, la quale conferma in pieno le proprie doti di interprete, capace di assumere nella parte un largo spettro di sfumature drammatiche, anche con punte di leggerezza da commedia “americana”. [Disponibile on demand]

Franco Pecori

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29 maggio 2020