La complessità del senso
17 11 2019

Scary Stories to Tell in the Dark

Scary Stories to Tell in the Dark
Regia André Øvredal, 2019
Sceneggiatura Guillermo del Toro, Kevin Hageman, Dan Hageman
Fotografia Roman Osin
Attori Zoe Margaret Colletti, Michael Garza, Gabriel Rush, Austin Zajur, Natalie Ganzhorn, Austin Abrams, Dean Norris, Gil Bellows, Lorraine Toussaint.

“Qualcuno crede che, se le ripetiamo tante volte, le storie diventano reali. Ci rendono ciò che siamo”. Una casa stregata, con la sua storia di magia nera. Il film del norvegese André Øvredal (Autopsy 2016), prodotto e scritto da Guillermo del Toro dai racconti di Alvin Schwartz, la ripete in forma di horror. Sembra un film per adolescenti. Ha per protagonisti attori giovanissimi, un gruppo di amici in un piccolo centro della Pennsylvania nel 1968, quando ricorre Halloween e mentre Nixon sale al potere. “Ci mandano a morire” dice Ramon (Michael Garza), fuggiasco perché ricercato in quanto renitente alla leva. Sarà lui il più vicino a Stella (Zoe Margaret Colletti), lei e i suoi compagni vogliono divertirsi, mascherati in occasione della festa pagana del 31 ottobre. Sono ragazzi e vanno incontro a momenti, lontano dal Vietnam, tutt’altro che divertenti. Stella conosce una casa, abbandonata dai vecchi proprietari, in cui pare siano successe cose molto strane. Vanno in gruppo a vedere. La finzione si trasforma in incubo reale, sotto forma di Sarah Bellow, figlia di genitori maligni, costretta ingiustamente a subire il buio e la clausura. Un libro viene scritto con lettere di sangue, storie che segnano il destino macabro dei personaggi. Man mano, la distanza tra fantasia horror e corrispondenza reale si riduce, tanto da investire Stella e i suoi amici direttamente. Sono storie talmente impressionanti che il film fa fatica a risolversi in un vero happy end.  E in sostanza, risuonano nella mente dello spettatore le parole della protagonista: “Non sei tu a leggere il libro, è il libro che legge te”. Lettura, scrittura, contesto. La narrazione e la storia, la storia ripetuta e riscritta tante volte: figli del racconto, produciamo racconti e ciò può anche farci orrore. Il film (horror a buon diritto) sa contenere in forma coerente la propria filosofia, mantenendo – grazie anche al credibile tono della recitazione e dell’ambientazione – la qualità delle scene su una cifra stilistica non banalizzata, consapevole del genere e anche attenta ai risvolti interni. [Roma 2019, Selezione Ufficiale]

Franco Pecori

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24 ottobre 2019