La complessità del senso
07 12 2019

Tutti i ricordi di Claire

La dernière folie de Claire Darling
Regia Julie Bertuccelli, 2018
Sceneggiatura Julie Bertuccelli, Sophie Fillières, Marion Doussot, Mariette Désert
Fotografia Irina Lubtchansky
Attori Catherine Deneuve, Alice Taglioni, Chiara Mastroianni, Colomba Giovanni, Mona Goinard, Samir Guesmi, Amine Mejri, Laure Calamy, Lewine Weber.

Deneuve. La lista dei registi che hanno fatto la storia del cinema moderno e hanno voluto l’attrice nei loro film è impressionante: Vadim, Demy Buñuel, Truffaut, Polanski, Ferreri, Monicelli, Varda, Ruiz, von Trier, De Oliveira, Ozon. Inutile andare oltre. Ora la grande Catherine allo specchio, più che matura. Lieve, riflessiva, ironica e, come sempre, misteriosa. Uno sguardo della Deneuve vuol dire sempre molto. Julie Bertuccelli (fece impressione il suo debutto alla Semaine di Cannes nel 2013, con Da quando Otar è partito) traduce in francese, nel vero senso della parola, una storia americana, nientemeno che texana, di Lynda Rutledge. Dal Texas all’Oise il passo non è breve, ma per una protagonista così si doveva fare. Claire Darling è una donna sola, ricca, ha perso il figlio per un incidente nella cava gestita dal marito, poi morto anch’egli. E dalla figlia Marie (Chiara Mastroianni), lontana da anni, ha ricevuto lettere che non ha mai voluto leggere. Ora è stanca di vivere, ma non piange. Svanisce. Ma non proprio, è sul punto. Ricorda e non riconosce, riconosce e si distrae. Un bel giorno decide che non ha più tempo per vivere e fa una bella sorpresa a tutto il vicinato: svuota la casa dell’intera collezione di oggetti preziosi che hanno segnato i suoi anni. Il valore forse di milioni è offerto a pochi euro. Torna Marie si dispera, ma lei è ferma, seppure anche dolce: “Non puoi impedirmi di vendere le mie cose, dovevi interessarti prima”. La figlia passa un momento non proprio buono, sente “puzza di infelicità”. Bertuccelli riesce a condurre sul filo di una progressione delicata una serie di inserti/memoria che mantengono nel film un tono di elegante passione vitale, le “cose” hanno una loro consistenza oggettuale preziosa e rivelano, nell’apparire, una dimensione drammatica senza cadere nell’ovvio. Basti notare la battuta con la quale Claire “definisce” il tema del suo “ultimo giorno” e di quel gesto così “folle”: “Il problema – dice – è lasciare la presa”. Le scene della giostra con le automobiline a scontro e dell’ “esorcismo” eseguito dal prete, ormai anziano anch’egli e da sempre attento al fascino della signora, si potevano evitare. E anche il bum che manda letteralmente all’aria la fantasia ultimativa della protagonista contrasta con il suo sentimento, forte ma discreto. Resta tuttavia l’irresistibile presenza dell’interprete, della quale è difficile “lasciare la presa”.

Franco Pecori

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21 novembre 2019