La complessità del senso
16 11 2018

Tully

Tully
Regia Jason Reitman, 2018
Sceneggiatura Diablo Cody
Fotografia Eric Steelberg
Attori Charlize Theron, MacKenzie Davis, Mark Duplass, Ron Livingston.

Marlo (Charlize Theron, Oscar 2004 per Monster) è una donna matura, ha appena dato alla luce una terza creatura. Già i primi due figli, uno dei quali soffre di crisi nervose, le rendono la vita complicata, faticosa, difficile da condurre in una quotidianità gremita di impegni. Drew, il marito (Ron Livingston), passa il tempo con i videogiochi, anche a letto. Niente di nuovo, la casistica è denunciata senza discrezione. L’attrice si immedesima nel ruolo, ha lasciato che il suo peso crescesse fino a un limite di “verità” convincente e ora dà l’impressione di vivere sul set una più che convinta immedesimazione. Marlo ha un fratello, Craig (Mark Duplass) buono, comprensivo, ben sistemato e in grado di aiutare la sorella con un “dono” affettuoso e appropriato. Siamo in un contesto di società americana “avanzata” e l’aiuto di una baby-sitter è qualcosa di normale, può variare il risultato, l’efficacia del contributo, in base alla disponibilità non solo “tecnica” ma umana di cui la persona chiamata per l’assistenza è in grado di offrire. In questo senso, Marlo è una mamma fortunata. Arriva a casa sua Tully (MacKenzie Davis), una giovane che subito si dimostra molto aperta, duttile, sorridente e partecipe. Il racconto, da semplice e ovvio che poteva sembrare inizialmente, sembra prendere una piega perfino ambigua, tale è la passione che Tully mette nel dare il suo contributo al sollievo di Marlo. La ragazza ha una mentalità evoluta e dimostra in pratica di poter affiancare Marlo in ogni momento e per ogni incombenza, di giorno e di notte. Quasi entriamo in simbiosi, icon lei, nei dettagli anche risolutivi di quella fase di vita che da faticosa pratica si vien facendo affettuosa e consapevole immedesimazione. Al culmine di tale progressione, Jason Reitman – già regista di Juno (2007), in cui la “ribellione” della protagonista adolescente era piuttosto volta all’affermazione dei valori tradizionali dell’amore e della famiglia (Oscar alla sceneggiatura di Diablo Cody, stessa firma per Tully – disvela il volto chiaro del film. È quasi un colpo di scena al contrario: tutta quella bontà, quella sintonia, quella generosa complementarietà nell’assistenza, quella fusione d’intenti attraverso cui l’incombenza del periodo dell’allattamento e di tutto il contorno che ne deriva viene attenuata e felicemente risolta è un vero merito di Tully. Tutto ciò che avviene è vero, nessun trucco, nessun risvolto contrario. E dunque, il merito della buona riuscita è anche di Marlo, la mamma che ha saputo accogliere in positivo il contributo non superficiale, esterno ma non distaccato, al recupero di una tranquillità che sembrava doversi perdere. L’interpretazione di Charlize Theron è magistrale nel mantenere il ruolo nella misura equilibrata e “naturale”, senza manifestazioni programmatiche. Una mamma – in sostanza – non deve sentirsi in colpa, oggi, se può avere bisogno di un aiuto professionale con i figli. Soft, ma solo in apparenza. C’è spazio per riflettere.

Franco Pecori 

 

 

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28 giugno 2018