La complessità del senso
09 03 2026

Sirāt

Sirāt
Regia Oliver Laxe
Sceneggiatura Oliver Laxe, Santiago Fillol
Fotografia Mauro Herce
Attori Sergi Lopez, Bruno Núñez, Jade Oukid, Richard Bellamy, Stefania Gadda, Joshua L. Henderson, Tonin Janvier.
Premi Cannes 2025: Premio della Giuria.

Se il sogno non esclude il ragionamento – e meno che mai la domanda socratica (“Cosa vuoi dire con quello che hai appena detto?”) – vediamo pure questo Sirāṭ, prodotto dai fratelli Almodóvar per il regista spagnolo Óliver Laxe. Prix du Jury a Cannes 2025, il film è un invito al viaggio islamico, necessario e tagliente come il filo della vita (sirāt al-mustaqīm), attraverso il destino/sogno/rave di Sergi Lopez – Luis è il personaggio ma, prima e durante, è Sergi (miracolo attoriale raro) -, un padre che insieme al figliolo  Esteban (bravissimo il piccolo Bruno Núñez) va cercando Mar, figlia sparita forse nel deserto marocchino. Il deserto ospita ed è Luogo, Rave, Suono, Ritmo, Respiro, Gesto, Miraggio, Sostituzione, Liberazione dal peso del corpo. Neoselvaggi all’occhio “civile” – Manhattan, mettiamo – i corpi sognanti utilizzano nel deserto il potere riproduttivo dei giganteschi mezzi tecno musicali per immergersi in una Indipendenza, autoprospettica e contro-rinunciataria. Non a caso, forze armate operano sgomberi. Luis, cercando, s’immerge e va oltre, per vie tortuose, sentieri che mettono a rischio la vita. Suono gigante e profondità lieve continuano a segnare immedesimazioni e lontananze in un tragitto fisicamente faticoso e spiritualmente mysterico. La casualità degli incontri – il Deserto non è deserto – testimonia la semplicità umanistica della sopravvivenza, mentre il suono del sogno, più lontano e più interno via via, mantiene teso il filo del viaggio/ricerca. Non si pensi a fastidiosi simbolismi. Le immagini coltivano la propria materia in una foto arida e polverosa, lungo orizzonti impervi e sul ciglio di precipizi infernali. Il punto tragico interviene nel pieno (non rivelabile) della ricerca, lo scopo primario svanisce in un Nulla disperato. Il deserto è minato, raggruma ed estende la Verità/Minaccia a fronte del Sogno. Vite si perdono, resta la ricerca, restano camion in colonna nel Nulla verso un Destino forse ostico, di là dal Confine. Si esce desertificati e si entra in una dimensione narrativa indicibile. Ci piacerebbe incontrare Dante, per rivedere, forse, le stelle.

Franco Pecori

8 Gennaio 2026