La complessità del senso
21 05 2024

C’era una volta in Bhutan

The Monk and the Gun
Regia Pawo Choyning Dorji, 2023
Sceneggiatura Pawo Choyning Dorji
Fotografia Jigme Tenzing
Attori Tandin Wangchuk, Kelsang Choejey, Deki Lhamo, Pema Zangmo Sherpa,  Tandin Sonam, Harry Einhorn, Choeying Jatsho, Tandin Phubz, Lhendup Selden.

La guerra civile americana, racconto distopico non tanto irreale, e la modernizzazione del Regno del Bhutan, piccolo stato himalayano. In concorso alla Festa di Roma 2023, C’era una volta in Bhutan  esce a distanza di due settimane da Civil War, di Alex Garland. Pawo Choyning Dorji (Lunana: La Scuola alla Fine del Mondo 2019) narra, con spirito leggero e con ironia non troppo velata, la svolta politica del 2007, quando in quel lontano paese tra Cina e India venne istaurata una forma di monarchia costituzionale. Il re decise di farsi da parte e si dové provvedere a preparare da zero le persone per una scelta tra almeno tre indirizzi. Perfettamente ignare fino ad allora dell’idea di elezione democratica – non esisteva un censimento -, le persone nei villaggi vennero chiamate ad una specie di addestramento, con la simulazione di tre colori, simboli tra cui scegliere: il Blu – libertà e uguaglianza, il Rosso – Sviluppo industriale, il Giallo – Conservazione. Duro lavoro per l’équipe di funzionari venuti da fuori. Intanto, al bar gli uomini più aggiornati sulle lontane modernità bevono Acqua Nera (Coca Cola), mentre in famiglia le donne anziane già fanno sapere la loro preferenza per il Giallo. E la ragazza che serve panini e bibite affigge alla parete il manifesto dell’ultimo James Bond, Daniel Craig pistola in pugno (Quantum of Solace, Marc Forster 2008). A proposito di armi, il legame tra storia e attualità è il filo conduttore di una metafora non nascosta. Simbolo è il fucile della guerra civile americana (1861 – 1865), custodito come oggetto quasi sacro da un anziano del villaggio e donato col massimo rispetto al Lama (Kelsang Choejey). L’autorità religiosa prepara una sorpresa, utilizzerà il momento rituale della Luna Piena, per “mettere le cose a posto”, una volta per tutte. Venuto dagli Stati Uniti, il collezionista e trafficante Ron (Harry Einhorn), dovrà arrendersi al sentimento religioso e popolare, dovrà rinunciare alla gestione affaristica delle armi. Non sarà lo sfacelo di un’altra guerra civile a mettere “le cose a posto”.  Il tutto non è così dolce come può sembrare. La trasparenza “documentaria” del film lascia, per contrasto, al cinema di Pawo Choyning Dorji, la forza simbolica del racconto fiabesco, sul binario di una rara discrezione espressiva.

Franco Pecori

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30 Aprile 2024