La complessità del senso
18 08 2019

I fratelli Sisters

The Sisters Brothers
Regia Jacques Audiard, 2018
Sceneggiatura Jacques Audiard, Thomas Bidegain
Fotografia Benoît Debie
Attori Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rebecca Root, Aldo Malandrinò, Ian Reddington, Theo Exarchopuolos, Hugo Dillon, Carol Kane, Rutger Hauer.
Premi Venezia 2018: Leone d’Argento regia.

Non solo europeo, ma francese. La lunga storia del western, passando con Jacques Audiard per la Senna, vede l’Oregon (1851) con attenzione vagamente filosofica e propone una caccia all’oro alleggerita dal peso di mitologie West superconsolidate. Lo scontro tra Legge e Pistoleri è semplificato, niente Gary Cooper, niente John Wayne, nessun pellerossa nei dintorni e nessun fortino da difendere: soltanto una corsa attraverso la Grande Natura, boschi ad alta quota e neve lontana quanto imponente (perfino una boccata d’aria marina, solo per un momento), ragni in bocca, infezioni, cavalli morenti, sonni brevi pistola alla mano, fuoco acceso e nostalgie d’amore in formato feticcio (una sciarpa o forse uno scialle da annusare in segno di intimità perduta), per la caccia al segreto di una formula chimica, da gestire in vista di un futuro prefigurabile. L’uomo in fuga è di pelle un po’ scura e possiede il segreto capace di svelare l’oro sul fondo del fiume. Si chiama Hermann Kermit Warm (Riz Ahmed), va rintracciato e fatto fuori prima che arrivi al Comandante, al Commodoro (Rutger Hauer). Chimica dannosa, la sua, bruciante quanto e più delle colt assassine. Ma che altro sognare quando tutti sparano e solo pochissimi si lavano già i denti con lo spazzolino (e con un’altra polvere che profuma la bocca)? In verità, da sognare vi sarebbe: una convivenza più civile, meno aggrovigliata e meglio equilibrata, come ad esempio si potrebbe già fare nel Nord-Texas. Il chimico la sogna in proprio mentre rischia la tortura e la vita, a difesa del suo segreto. Ma il West è selvaggio e la California con il suo silicio è da venire tra molto. San Francisco è ancora un inferno e lungo la strada, la locanda di  Mayfield (Rebecca Root) non ha che una fuggevole somiglianza con certe sofisticate coincidenze (The Hateful Eight) alla Tarantino. Una lunga caccia, quindi, un lungo inseguimento annusando indizi e con tutto il tempo di mettere in gioco sentimenti e storia privata. Per una buona metà, la regìa si applica a seminare lungo la traccia narrativa occhiate comportamentali in forma di guizzi rapidi e disvelatori, sia del carattere dei protagonisti sia del contesto ambientale: tocchi agili, tagli succinti spingono il narrato su punte ellittiche che diremmo “colte”. In questo, Audiard (Il profeta 2009, Un sapore di ruggine e ossa 2012, Dheepan 2015) non è toccato dalla riprogrammata “classicità” del Leone-Style; né si lascia tentare da volteggi lussureggianti alla Peckinpah. Spunti di fratellanza ruvida segnano i giorni (e le notti) dei due fratelli Sisters, Charlie (Joaquin Phoenix) e Eli (John C. Reilly), figli di un padre che non meritò di vivere e di una madre (Carol Kane) lasciata a casa, a maledir desiderando il loro ritorno. Il detective John Morris (Jake Gyllenhaal), mentre sembra poter essere di aiuto, compila da romanziere in campo, un diario fatto apposta – sembra – per dare profondità ai miseri eventi; e in realtà propone una figura piuttosto delicata nel contesto massacrante e intriso di sanguinolenta sofferenza e di vomitaticcia ubriacatura, tanto che, avendo incrociato il perseguitato Warm, non nasconde la propensione per una fratellanza ideale con lui, cosa che complica sottilmente l’iter interno della vicenda. Cresce la sofferenza anche fisica dei due fratelli assassini, ma resta in loro – soprattutto in Eli – l’emergente anelito al recupero di una tranquillità tradizionale, consacrabile. La mamma non smette di mantener conservato il vecchio alloggio che i figli sciagurati vollero lasciare, fuggendo all’avventura. Il finale è rassicurante solo per chi possa credere, ancora e specialmente oggi, che basti tornare all’ovile per curare le ferite del mondo e riassestarne la disavventura. Il western non finisce qui. [In anteprima, l’8 aprile, al festival Rendez-vous, Nuovo cinema frances].

Franco Pecori

 

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2 maggio 2019