La complessità del senso
24 08 2017

Scappa – Get Out

film_scappagetoutGet Out
Regia Jordan Peele, 2017
Sceneggiatura Jordan Peele
Fotografia Toby Oliver
Attori Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Bradley Whitford, Lakeith Lee Stanfield, Caleb Landry Jones, Stephen Root, Lil Rel Howery, Betty Gabriel, Marcus Henderson, Ashley LeConte Campbell, John Wilmot, Caren Larkey, Julie Ann Doan, Rutherford Cravens, Geraldine Singer.

Orribile a dirsi, sebbene non tanto horror e thriller quanto basta per una fruizione discretamente agitata. Chi mai oserebbe dirsi razzista e praticare la discriminazione entrando fisicamente nei dettagli corporei e scegliendo di agire sul punto chiave del corpo umano, modificandolo materialmente secondo una pianificazione individuale, segreta e invisibile ai più? Il pensiero si contorce e cerca sfogo artistico per non restare soffocato dalla follia dell’ardita soluzione “pratica”. Ovvio anche che il pensiero cerchi di nascondersi, maschererà la perversione in una storia d’amore e andrà avanti finché potrà mascherarsi. Chris (Daniel Kaluuya) e Rose (Allison Williams) sono una bella coppia di giovani, lui nero di pelle, lei bianca e figlia di ricchi. La ragazza pensa sia arrivato il momento di presentare Chris ai suoi. Non li ha avvertiti del diverso colore della pelle, ma lo assicura che non vi saranno problemi, la famiglia non è razzista. Infatti, al primo impatto tutto sembra andare liscio, tutti sono gentili, specialmente il padre di Rose, neurochirurgo (Bradley Whitford), e la madre (Catherine Keener) premurosa e attenta, anche se gira il cucchiaino nella tazzina del caffè in maniera un po’ troppo insistente. La casa è molto bella, una villa grande con un’ampia tenuta attorno, soltanto il personale che aiuta nelle faccende mostra un interesse verso l’ospite alquanto strano. A un certo punto si parlerà di ipnosi e tutto cambierà velocemente. Chris capisce che l’unica cosa da fare è scappare da quella casa al più presto, ma la fuga non sarà così semplice. Jordan Peele, attore alla sua prima regia, si trova nell’imbarazzo di dare una spiegazione chiara e plausibile non solo al comportamento ambiguo di Rose, la quale da un certo punto in poi cambia anche espressione trasformandosi in un’altra persona, ma all’impianto stesso di quella famiglia organizzata in un certo modo, che lo spettatore vedrà. In questa fase la componente horror non cresce a sufficienza sul piano scenico/spettacolare e si confonde in una sorta di flash “documentario”, raggelante quanto basta a sminuire la suspence che sembra dover ancora crescere di molto. Impossibile pensare che qualcuno possa progettare, sia pure a proprio uso e consumo e non per amor di patria, qualcosa di simile, qualcosa di tecnico-scientifico quale si vede esplicitamente nel finale del film, per risolvere il problema delle qualità umane. Chissà se davvero impossibile.

Franco Pecori

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18 maggio 2017