La complessità del senso
25 11 2020

Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani

Palm Springs
Regia Max Barbakow, 2020
Sceneggiatura Andy Siara
Fotografia Quyen Tran
Attori Andy Samberg, Cristin Milioti, J.K. Simmons, Meredith Hagner, Camila Mendes, Tyler Hoechlin, Peter Gallagher, Conner O’Malley, Dale Dickey, Brian Duffy, Martin Kildare, Lilli Birdsell, Tongayi Chirisa, June Squibb, Jacqueline Obradors, Chris Pang, Jane Friedman.

Vivere o rivivere, è possibile scegliere? Loop, strana parolina: dall’informatica viene la sapienza di noi contemporanei? Max Barbakow è alla sua prima regia: sarà vero oppure ci siamo illusi di vedere un’ “opera prima” e siamo prigionieri in un anello ripetitivo? Location iniziale è Palm Springs, resort con piscina nel deserto, dove si può spassarsela galleggiando beati in appositi salvagente e sorseggiando lattine. È il giorno delle nozze di Tala (Camila Mendes) e Abe (Tyler Hoechlin). A Sarah (Cristin Milioti), sorella maggiore della sposa, tocca di fare il discorso. Un po’ molto bevuta come sempre, quasi non si accorge del “salvataggio” che le viene da Nyles (Andy Samberg). Un miracolo! Sarà vero? E Nyles è proprio uno mai visto? Attenzione ai risvegli dei due protagonisti: un occhio si spalanca in dettaglio e rivela che il “sogno” è finito. Il problema è che sogno e realtà si confondono e soltanto più in là Nyles per primo e poi Sarah si renderanno conto di essere in un loop, la cui coscienza rende insignificante il loro vissuto. Qualche dubbio verso noi stessi spettatori ci nasce, se ci torna alla memoria una serie di film dalla sostanza più o meno simile: Ritorno al futuro (1985), l’attimo fuggente (1989), Ricomincio da capo (1993), È già ieri (2003). Ma godiamoci ugualmente lo spettacolo. I due protagonisti sono simpatici (gli attori provengono da serie televisive di successo) e possiamo, se non lo abbiamo già fatto, adottarli come compagni dell’ “inutile” viaggio nella goduria ripetitiva. “Ho già provato quello che proverò – dice Nyles – quindi non proverò più niente”: è un invito a non prendersela. Con un’aria vagamente finta, il giovanotto invita la possibile compagna del suo futuro (per un po’ negano entrambi, ma ci pensano) a non farsi tanti problemi, morde una barretta di cioccolata e sentenzia: “Il chi, cosa, perché del tuo passato? Sei arrivata qui, conta questo, il prossimo morso”. Insomma si può rimanere incastrati, è vero, ma tu – qui interviene la saggezza del distributore italiano del film – “vivi come se non ci fosse un domani”. Il messaggio è universale, buono per tutto il mondo e per tutte le epoche. La commedia è divertente in quanto utilizza in trasparenza il “falso” della “ripetizione”, sostenendolo con un ritmo adeguato ai linguaggi contemporanei, ritmo propendente al veloce – senza mai, però, togliere il fiato e lasciandoci liberi di un fugace relax – e filosofia morale fatalista con controsenso ironico quanto basta per dire che una certa società d’oggi rischia di non funzionare e di farcela un po’ troppo lunga con la disturbante ripetitività quotidiana, mentre basterebbe (forse?) riconoscersi nella possibilità di vivere un amore. Amore amaro e fittizio – qui il risvolto esplicito e quasi sorprendente – rivelato “a sorpresa” dal personaggio interpretato dal bravo J.K. Simmons: il burbero Roy, l’uomo della grotta, luogo interno dove succedono cose. Non avremmo immaginato di trovarcelo nella sua nuova casa immersa nella natura, con una moglie “nel pieno della femminilità”, con una figliola sul cavalluccio e con il piccolo Joey che annaffia la merda di cane. Roy, lui che aveva definito il matrimonio come “pozzo senza fondo di dolore”, adesso avverte che “le cose cambiano, le priorità cambiano”. Auguri a Nyles e Sarah. E a tutti noi. [Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2020, sezione Tutti ne parlano]

Franco Pecori

Print Friendly, PDF & Email

22 ottobre 2020