La complessità del senso
17 12 2017

Now You See Me – I maghi del crimine

Now You See Me
Regia Louis Leterrier, 2013
Sceneggiatura Ed Solomon, Boaz Yakin, Edward Ricourt
Fotografia Larry Fong
Attori Jesse Eisenberg, Mark Ruffalo, Woody Harrelson, Mélanie Laurent, Isla Fisher, Dave Franco, Common, Michael Caine, Morgan Freeman, José Garcia, Michael Kelly, David Warshofsky, Justine Wachsberger, Caitriona Balfe, J. LaRose.

Quattro maghi a Las Vegas, spettacolo di prim’ordine. Direte voi: E allora? Il fatto è che i “Quattro Cavalieri”, Michael Atlas (Jesse Eisenberg), Merritt Osbourne (Woody Harrelson), Henley Reeves (Isla Fisher) e Jack Wilder (Dave Franco), fanno cose strabilianti come svaligiare una banca a Parigi mentre intrattengono il pubblico in America. E il pubblico va in visibilio, anche perché, con i tempi che corrono, l’idea di una “redistribuzione” dei biglietoni può solleticare la fantasia della gente. E però, va bene il divertimento, ma se si entra nel crimine, l’argomento finisce per interessare le istituzioni adeguate, Fbi e Interpol. Dylan Hobbs (Mark Ruffalo), agente speciale Fbi, e Alma Vargas (Mélanie Laurent), detective Interpol, fanno una bella coppia di segugi, impegnati – secondo regola fissa – in una caccia senza esclusione di colpi né di mezzi (intelligenza compresa) ai campioni di magia. Contrasti professionali e psicologici fanno parte del gioco e portano fatalmente a soluzione “pacifica”. Ma l’intreccio non sarà facile da sciogliere. Nemmeno l’apporto della “consulenza” dell’esperto in magie spettacolari, Thaddeus Bradley (Morgan Freeman) sembrerà dare i frutti sperati. I Quattro Cavalieri, tra l’altro, stanno per realizzare il colpo più grosso e “definitivo” e bisognerà a tutti i costi arrivare prima di loro, anticipando la soluzione per impedirne l’esito. La gara dell’intelligenza e dell’impegno anche fisico ha un doppio valore spettacolare: da una parte inseguimenti e scontri “reali” e dall’altra “indagini”  nel mistero dei trucchi, sul filo del dubbio classico, “non è vero ma ci credo”. Il giocattolo, affascinante e gradevole anche nella realizzazione scenografica, deve per forza contenere un elemento “estraneo”, il cui disvelamento renderà, alla fine, accettabile il realismo della finzione. E vedrete che il regista stesso (autore di film come The Transporter 2003, Danny the Dog 2005, L’incredibile Hulk 2008, Scontro tra Titani 2010) si mostrerà cosciente del problema, sfoderando una “spiegazione” dettagliata e perfino articolata in scene riassuntive, un po’ come si fa nei gialli televisivi all’ora del pranzo. Per lo spettatore che non si accontenta della “meraviglia” magica supercondìta con spezie thrilleresche e con fili sottili di simpatie sentimentali, c’è poi il piano metaforico del cinema come trucco e del trucco come cinema: cento trucchi diversi o un’unica gigantesca illusione? La scatola del coniglio non è mai vuota. La solita corsa alle origini.

Franco Pecori

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11 luglio 2013