La complessità del senso
23 10 2021

Wonder Woman 1984

Wonder Woman 1984
Regia Patty Jenkins, 2020
Sceneggiatura Patty Jenkins, Geoff Johns, David Callaham
Fotografia Matthew Jensen
Attori Gal Gadot, Kristen Wiig, Pedro Pascal, Chris Pine, Robin Wright, Connie Nielsen, Lilly Aspell, Amr Waked, Lucian Perez.

Lezione di storia. Un fumetto? Anche, a tratti fino a calcomania dello stile stampato. Ma la data del titolo è inequivocabile e ci riporta, anche, allo stile d’epoca, quando la bontà di Superman era trionfante. Se mai, una certa mistura con l’elaborazione elettronica delle immagini – che comunque faticano a vincere la gara dell’immaginazione col vecchio disegno – può rischiare di attenuare la più giusta propensione alla lettura del senso. Tuttavia l’esser fumetto non è problema che intralci la leggibilità del viaggio all’indietro che Patty Jenkins – la stessa regista del Wonder Woman del 2017 – propone, portandoci al disvelamento delle false meraviglie dell’Ottavo Decennio del Novecento. Jenkins non cita gli splendori dell’aperitivo metropolitano né le sconfitte patite dallo scontrino di cassa nei momenti felici dell’acquisto libero e giocondo, le basta porre l’accento sull’abbigliamento di Barbara Minerva (Kristen Wiig) – donna ghepardo (Cheetah), maniaca delle calzature, arrampicatrice aggressiva sulla scala dei desideri coatti. A fronte di lei risaltano fulgite le origini di Wonder Woman, riproposte ad apertura in una giostra sportivo-combattiva, giochi anche da bambina delle meraviglie, giochi che più tardi, nel 2012, diverranno infernali Hunger Games, essendo appunto passati attraverso gli Ottanta. Eppure, da piccola concorrente, “quando il mondo sembrava una promessa”, la futura Wonder Woman si sentì ammonire circa il pericolo, nella competizione, di scegliere facili scorciatoie, giacché “Nessun vero eroe nasce dalle bugie”. Giunta poi a dover scegliere tra essere una donna normale e compiere il proprio destino di guerriera, Diana Prince dimostra maturità morale e combatte l’arrivismo malsano di Mister Maxwell Lord (Pedro Pascal), uno che dalla tv urla il proprio entusiastico motto: “La vita è bella, ma può essere migliore, tutto ciò che abbiamo sognato è a portata di mano”. Per le strade, la gente gesticola la breack dance e il livello di vita quotidiana della metropoli suscita entusiasmo nell’ex fidanzato di Diana, Steve Trevor (Chris Pine), pilota della prima guerra mondiale, misteriosamente riapparso. La fame di ricchezza, l’egoismo in tutte le possibili forme, sono i concetti guida che spingono Lord a rischiare il tutto per tutto. In preda all’allucinata prospettiva di dominio assoluto, il mostro della speculazione – sono i tempi del petrolio, del duello Usa-Urss, della minaccia missilistica, della prospettiva di un controllo universale delle comunicazioni – si autoconvince di una sua possibilità quasi sovrumana. E la gente di tutto il mondo lo segue nel sogno di poter ciascuno realizzare individualmente qualsiasi desiderio, a tutti i livelli anche della vita comune. Max Lord arriva anche a un tu-per-tu col Presidente americano, il caos che ne deriva è mondiale. Il finale non lo raccontiamo, nessuno avrà dubitato sulla scelta di Diana. Wonder Woman lancia il suo filo luminoso. Senza il suo volo salvifico nemmeno l’amore di Alistair (Lucian Perez) per il papà Max gliel’avrebbe fatta. Cadono fiocchi di neve su un Natale di ravvedimento. Chissà.

Franco Pecori

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28 gennaio 2021