Europa
Avrupa
Regia Lars von Trier 1991
Sceneggiatura Niels Vorsel, Lars von Trier
Fotografia Jean-Paul Meurisse, Edward
Attori Jean-Marc Barr, Barbara Sukowa, Udo Kier, Ernst-Hugo Järegård, Henning Jensen, Eddie Constantine, Max von Sydow (voce narrante).
Premi Cannes 1991: Prix du Jury
Lars von Trier è autore “pazzo”. Nel 2011, a Cannes per Melancholia, sconvolse la platea del festival dichiarandosi nazista. Ma 20 anni prima, proprio a Cannes, aveva vinto il Gran Premio della Giuria con il suo Europa, attacco di straniata disperazione, a fronte del quadro immaginario e presente, di una civiltà difficile da riassettare. Il ritorno del film nelle sale (in versione restaurata), in un atroce contesto di rigurgiti regressivi, in Europa e in Medioriente, è ora anche un incentivo alla nuova deflagrazione del paradosso, dallo schermo non solo per lo schermo. Come si può notare, sulla locandina del film aveva rilievo la sigla di Zentropa, la casa di produzione (porno per il pubblico femminile) fondata da von Trier insieme al produttore Peter Aalbæk Jensen. Nell’autunno 1945, il ritorno in Germania di Leopold Kessler (Jean-Marc Barr), giovane americano di origine tedesca, cade in un contesto confuso, oscuro. Società e politica vivono le tensioni di un disorientamento in atto, dopo lo sfacelo del conflitto. È da ricostruire il senso per una ripresa anche spettacolarmente “digestiva”, per riaversi dal disastro, sul filo di un qualche progetto ricognitivo. In arte, nel cinema, von Trier fornisce una provocazione forte. Zentropa è qui la società delle ferrovie (vagoni letto!), in cui lavora un vecchio zio e dove Leopold potrà trovare una sistemazione. Non sarà una vita semplice. Max Hartmann, il direttore di Zentropa (la sua famiglia ha fondato l’azienda nel 1912), si dimostra ben disposto, ma presto il quadro di riferimento assume sfumature non chiare. Già dall’inizio, ironia e sarcasmo sono la chiave di lettura proposta esplicitamente, non certo per attenuare l’importanza del discorso. Una voce narrante propone il viaggio in Europa, scorrono i binari del treno, la proposta è di entrare nel “sonno/sogno ipnotico”, rivelatore forse, conoscitivo. Il viaggio in Europa è prima di Rossellini, che arriverà nel ’51 (ma, nel “reale”, precede di 40 anni von Trier). Piove, il quadro è bianco/nero, scuro – emergeranno tratti di colore, ne scelga lo spettatore il senso. I toni d’attorno sono ancora quelli del regime appena sconfitto. Per gli americani poca simpatia. Il lavoro per Leopold, procurato dallo zio, è da “cuccettista”, l’addestramento sarà duro e non solo l’addestramento. Non tutto è prima classe. Masse di poveri chiedono soldi, le tendine devono restare abbassate. Non è semplice distinguere ex nemici e nuovi amici. La figlia di Hartmann, Katharina (Barbara Sukowa), sembra donna di cui innamorarsi, ma il filo delle sue scelte non è per nulla sicuro. Il pentimento, in politica, può produrre orrore. Forse la guerra non è finita? Corre il treno, ma in avanti o indietro? La Zentropa vuole comunque darsi una dimensione internazionale: “Oggi non è bene essere tedeschi”. Circolano bande di nazisti, “lupi mannari”, false testimonianze. Eddie Constantine nella parte del colonnello Harris delle forze di occupazione, gestore di inganni, è scelta sublime. Feroce un funerale notturno, “clandestino”, come i cristiani nelle catacombe. A Natale, la Messa di mezzanotte: “I preti sono un fastidio necessario”. E il matrimonio non basta. Kate sarà in pericolo. Il “lavoro” di Leopold si complica, entra un po’ in ballo un odor di genere finora assente. Un pacco esplosivo da porre sotto il vagone e mettersi in salvo. Maggiore la suspense nella prima parte, quando l’azione e il montaggio non erano pescati dal repertorio. Il finale non aggiunge, quel che doveva von Trier l’ha già detto. Il lupo mannaro è tale solo di notte, di giorno è essere umano. E il peggior criminale è colui che non sceglie la parte in cui stare. Se il cuccettista imbraccia il mitra ci sorprendiamo, forse. Poi una salvezza “miracolosa” e sognata non basterà, forse. Appassionato, provocatorio, imperfetto, il cinema di Lars Von Trier è tornato sullo schermo caldo dell’Europa poco pacifica.
Franco Pecori
15 Agosto 2024