La complessità del senso
24 08 2017

La regola del silenzio

The Company You Keep
Robert Redford, 2012
Fotografia Adriano Goldman
Robert Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Sam Elliott, Brendan Gleeson, Terrence Howard, Richard Jenkins, Anna Kendrick, Brit Marling, Stanley Tucci, Nick Nolte, Chris Cooper, Susan Sarandon, Jackie Evancho, Stephen Root, Hamza Adam.

Guerra a coloro che sono contro la guerra? Silenzio, è la regola. Ma il silenzio non può durare per sempre, se i riferimenti sono importanti certi “segreti” rischiano di venire svelati. A distanza di 4 decenni dalle manifestazioni anche violente contro l’impegno degli Stati Uniti in Vietnam, certe azioni dei pacifisti di allora non hanno finito di interessare l’Fbi. In particolare, si continua a ricercare un certo Jim Grant, accusato di omicidio, il quale ora è un tranquillo avvocato di Albany (New York), padre single di una figlia ancora da crescere, ma in quegli anni lontani fece parte dei Weather Underground, una delle organizzazioni più aggressive; ha poi vissuto sempre in clandestinità. Robert Redford interpreta la parte di Jim e ha tratto la storia del film dal romanzo di Neil Gordon. Ne è venuto un thriller speciale, in cui la caccia all’uomo è anche caccia alle verità, obiettive e personali, circa i temi delle opposizioni estreme alla guerra. Figura di spicco della nuova generazione di attori degli anni ’70 (Dustin Hoffman, Robert De Niro, Jack Nicholson, Al Pacino, ecc.) e regista impegnato per il cinema indipendente (Sundance Film Festival), all’età di 76 anni il californiano premio Oscar 1981 (Gente comune) affronta con apparente leggerezza questioni che hanno segnato un’epoca e anche oggi conservano la loro portata morale e sociale. Sia pure diverso nel genere, La regola del silenzio sembra continuare il precedente The Conspirator (2010), altro lavoro sui destini della nazione americana. Qui la caccia si scatena per l’ambizione professionale del giovane reporter Ben Shepard (Shia La Beouf). Ben si gioca il futuro della carriera avendo fiutato la possibilità di smascherare l’identità di Jim Grant e, parallelamente alla polizia, persegue la sua preda con ricerche e raccolta di indizi. In realtà l’Fbi non ha mai smesso di cercare i membri della vecchia Underground, il film si apre anzi proprio con l’arresto “casuale” di Shanon Solarz (Susan Sarandon), una “casalinga in fuga”. Ma con l’entrata in scena di Ben, siamo “invitati” al seguito del cronista e ci appassioniamo alla vicenda anche privata del protagonista, il quale è costretto a chiedere aiuto agli amici di un tempo. Interessante l’incontro con Jed Lewis (Richard Jenkins), ora professore di storia (ancora un insegnante, dopo quello di Leoni per agnelli, 2007), il quale non si sottrae alla richiesta di aiuto ma approfitta dell’occasione per chiarire definitivamente la distanza dai metodi radicali degli anni violenti. L’unica via di salvezza per Jim è trovare Mimi Lurie (Julie Christie), la compagna e amante delle azioni cruente e in particolare dell’irruzione in banca che costò la vita di un uomo. Solo Mimi potrebbe dire la verità sull’innocenza di Jim. Emozionante, verso il finale, il momento in cui i due si ritrovano. E l’emozione deriva anche dall’essere presenti a una favola che si realizza sullo schermo, due volti (lui, L’uomo che sussurrava ai cavalli e lei, la Darling di Schlesinger) di un cinema che resiste e insieme denuncia l’usura del tempo. La struttura del thriller – è il limite del film – pare stretta, insufficiente a contenere la ricchezza del soggetto e purtroppo il finale, virato e chiuso sulla ricomposizione della famiglia (padre-figlia), non rende giustizia alla possibile profondità del racconto.

Franco Pecori

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20 dicembre 2012