La complessità del senso
19 10 2017

The Imitation Game

film_theimitationgameThe Imitation Game
Regia Morten Tyldum, 2014
Sceneggiatura Graham Moore
Fotografia Oscar Faura
Attori Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Rory Kinnear, Allen Leech, Matthew Beard, Charles Dance, Mark Strong, Alex Lawther, Tuppence Middleton, Tom Goodman-Hill, Steven Waddington, James Northcote, Jack Bannon, Jack Tarlton, Ilan Goodman.

Fissato con i cruciverba, Alan Turing inventò il modo per decriptare i messaggi segreti dell’esercito nazista, accorciando la seconda guerra mondiale di oltre due anni e salvando 14 milioni di vite. Omosessuale, Turing fu perseguitato e costretto dal governo a una terapia ormonale. Il 7 giugno 1954, a 41 anni, si suicidò. Nel 2013, la regina Elisabetta II concesse a Turing un perdono reale postumo, onore senza precedenti. Tra il 1885 e il 1967 circa 49 mila omosessuali sono stati giudicati colpevoli di atti osceni in base al diritto britannico. Il film del norvegese Morten Tyldum (Headhunters 2011), thriller tendente al nero, è qualcosa di più che un biopic, riesce a trasmettere la drammatica compressione, di sentimenti e di idee, attraverso la quale il misterioso e mitico personaggio riuscì a sfondare le difficoltà disumane del momento storico e, anche e forse soprattutto per ambizione, a compiere il lavoro necessario per arrestare la follia di quel conflitto. Notevole la bravura di Benedict Cumberbatch, l’attore che ne indossa i panni con sensibile adesione caratteriale. Dal punto di vista narrativo, la regia è del tutto tradizionale, il racconto procede piano e senza sussulti, ma è proprio tale ostentata “normalità” anche stilistica a rendere la vicenda di Alan più penosamente intricata.  Sconfiggere il nazismo con un semplice cruciverba sembrò un gioco enigmistico, tuttavia si trattò anche di resistere in un intrigo di spie e controspie, di invidie professionali e antipatie personali. E non ultima è la dimensione esistenziale, la quale porta Turing a chiedersi: “Sono una persona, una macchina, un eroe di guerra o un criminale?”. Una volta risolto il segreto della macchina “Enigma”, con la quale i tedeschi inviavano messaggi di morte, si trattò infatti di restare razionali e calcolare statisticamente il numero di azioni nemiche da fermare, tale da non insospettire il nemico e da salvare, nello stesso tempo, quante più vite possibile. Dopo molte diffidenze e contrasti, l’ingegno di Alan trionfò: la “Turing Machine” oggi si chiama computer. Un contributo essenziale venne dalla passione di Joan Clarke (Keira Knightley), la donna che, entrata nel gruppo di lavoro, volle restare vicino al matematico e criptoanalista, tenendo conto della sua omosessualità. Gli ripeteva con tono amoroso: «A volte sono le persone che nessuno immaginava potessero fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare». 

Franco Pecori

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1 gennaio 2015