La complessità del senso
19 08 2017

Ex_Machina

film_exmachinaEx Machina
Regia Alex Garland, 2015
Sceneggiatura Alex Garland
Fotografia Rob Hardy
Attori Domhnall Gleeson, Oscar Isaac, Alicia Vidanker, Sonoya Mizuno, Corey Johnson.

Si fa presto a dire Intelligenza Artificiale. C’è da superare il noto test di Turing, nato si può dire con la stessa nascita del computer. Il problema è di sapere il punto in cui l’uomo non si accorga più di avere a che fare con una macchina e la scambi per un umano. Nathan (Oscar Isaac), l’uomo più potente del mondo sul versante dei computer e del controllo dei motori di ricerca, vive in un bunker super attrezzato, stracolmo di fibre ottiche e si diverte, con ambizione smisurata, a verificare la gestibilità estrema delle informazioni che gli possono venire dalla Rete. E’ arrivato a fabbricarsi un robot “femmina” e – almeno così sembra – vuole provare il test definitivo. Sceglie così, con un finto concorso, l’individuo più adatto allo scopo. Caleb (Domhnall Gleeson) viene trasferito in elicottero nel posto segreto e comincia il test. Scandito in sette sessioni, il destino di Ava (Alicia Vidanker) si complica e si chiarisce fino alla “sorpresa” finale, in un rovesciamento di ruoli che definire non-umano sarebbe quantomeno da presuntuosi. Vedrete. “Uscire o non uscire” sembrerebbe il dilemma dell’umanità, giunta sul confine della coscienza. I codici per aprire e chiudere porte tecnologiche e accessi della consapevolezza sono, per ora, nelle mani dell’umano/tecnologico, ma il filo che porta all’incrocio tra individuo come tale e individuo come esemplare di un “continuum” tutt’altro che esauritosi può essere non difficile da seguire sul piano speculativo. Il test raccontato dal britannico Alex Garland – bravo sceneggiatore di film come 28 giorni dopo e Sunshine (Danny Boyle, 2002 e 2007) – non durante tutto il film riesce a mantenere la tensione richiesta dal piano filosofico e in più di una fase della sceneggiatura si rintracciano modelli di comportamento desunti perfino dalla moda delle chat (il modo di conoscersi al primo approccio, per esempio). E una certa virata nell’horror più schematico, specie nell’ultima parte, non giova alla proiezione fantastica del racconto. Il finale è comunque giocato con la giusta chiave paradossale e resta la necessaria dose di ambiguità spettacolare per far vivere ad Ava il sogno di un appuntamento con la gente, all’incrocio della moderna metropoli. La vita ex machina è tra noi.

Franco Pecori

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30 luglio 2015