La complessità del senso
24 08 2017

Rosso Istanbul

film_rossoistanbulIstanbul kirmizisi
Regia Ferzan Özpetek, 2017
Sceneggiatura Gianni Romoli, Valia Santella, Ferzan Özpetek
Fotografia Gian Filippo Corticelli, Luigi Andrei
Attori Halit Ergenç, Tuba Büyüküstün, Nejat Isler, Mehmet Günsür, Serra Yilmaz, Cigdem Onat, Zerrin Tekindor.

Agli artisti, ai registi, può succedere. A volte, fanno conversione a U e tornano al punto di partenza, fanno un film come fosse la loro Opera Prima. Dopo tanto cercare e vagare (Le fate ignoranti 2000, La finestra di fronte 2003, Saturno contro 2006, Mine vaganti 2009, Magnifica presenza 2012),  la nostalgia del Bagno turco (1997) vince l’istinto di un Superio estetico, dominatore tracotante, versato all’espressione metaforica dell’insignificanza. Costi quel che costi, prostrato al dominio della letteratura per bisogno di sponda, Özpetek si mette al servizio della parola, della sintassi scritta, mascherando il cedimento con l’esibizione di volti esterni/interni e squarci rossi e azzurri d’una metropoli che sembra fuggire dalla propria bellezza e legarsi a un fascino perduto, ormai definito e mediano senza speranza. La parola è nel romanzo dello stesso regista (Mondadori, 3 marzo 2017), l’immagine si ripropone a loop, insoddisfatta del proprio potere, assetata di non-detto, cosciente del film indicibile. Sicché, al nostro sguardo, il racconto perde d’interesse e si sfibra in una serie di “passi indietro” che sussurrano al cuore malesseri irrecuperabili. “Chi guarda troppo al passato non vede il presente”, è la frase-guida, ma c’è di più: non c’è nulla di più arduo e im-possibile del confronto scrittura-realtà – e nella sottospecie, realtà-cinema. L’evidenza è qui in una sovrascrittura dei dialoghi, su un piano di ridondanza che raggiunge anche abissi di banalità. Domandano allo scrittore: “Che libro hai scritto?” e lo scrittore risponde: “Ho mischiato la realtà e la finzione”. Sembra si tratti della storia di Orhan Sahin (Halit Ergenç, il suo primo piano non ci abbandonerà), scrittore in funzione di editor (ma non si entra nel merito del lavoro), invitato a Istanbul dal famoso regista Deniz Soysal (Nejat Isler), il quale ha bisogno di aiuto per terminare la scrittura di un suo libro. Libro su libro, scrittura su scrittura, le esperienze, i ricordi, le “realtà” si sovrappongono e si confondono. Orhan mancava da Istanbul da molti anni e resta imprigionato nel sistema indefinito dei rapporti famigliari e degli amici di Deniz, personaggi reali e anche personaggi del racconto da finire. Mondi espressivi da integrare, impresa a rischio, come sempre nel cinema. Restano immagini, sequenze allusive, richieste di help nel Bosforo difficile da attraversare a nuoto, resistente l’obbiettivo, sorpreso come fosse una prima volta. 

Franco Pecori

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2 marzo 2017