La complessità del senso
23 08 2017

Remember

film_rememberRemember
Regia Atom Egoyan, 2015
Sceneggiatura Benjamin August
Fotografia Paul Sgrossi
Attori Christopher Plummer Martin Landau Bruno Ganz Jürgen Prochnow Heinz Lieven Dean Norris Henry Czerny.

Sono tanti i nazisti in divisa visti nel cinema, ma ve ne sono stati tanti anche senza l’uniforme e forse ve ne sono ancora, peggiori perché nascosti. Oggi c’è da augurarsi che comunque appartengano, sopravvissuti, alla generazione del secondo conflitto mondiale. Risale al 2002 la campagna “Operation Last Chance”, promossa dal Centro Simon Wiesenthal per rintracciare gli ex gerarchi nazisti ancora ricercati. Sul filo della memoria, non solo genericamente storica ma relativa a esperienze individuali che ferirono nel profondo persone rimaste senza famiglia a causa dello sterminio sistematico ordinato da Hitler, l’armeno-canadese Aton Egoyan costruisce un giallo che si presta a una lettura più ampia, riguardante il tema dell’ambiguità del vero – del 2005 è il suo Where the Truth Lies, uscito da noi col titolo riduttivo di False verità, dove il lato falso della verità riguardava il sistema televisivo, e del 1989 è Speaking Parts (Mondo virtuale), sulle interferenze di cinema e Tv nella cosiddetta realtà. Ora il discorso sui linguaggi non sale in primo piano, ma assume una responsabilità implicita anche più profonda, in quanto rintracciabile nelle decisioni morali e nei relativi comportamenti dei due personaggi principali di Remember. Si comincia col vaneggiamento senile del novantenne Zev Guttman (Christopher Plummer), il quale, ospite in una casa di riposo, continua a chiamare la moglie morta ormai da una settimana. La mente di Zev sta svanendo, ma prima di non esserne più in grado egli deve portare a termine una missione per la quale ha stabilito accordi col suo compagno di soggiorno, Max Zucker (Martin Landau), ridotto su una sedia a rotelle. E’ lui che gli ha preparato una lettera con le istruzioni in dettaglio e con il denaro per affrontare il viaggio necessario a una ricerca il cui scopo verremo a sapere più in là. Qui, intanto, impariamo, grazie anche alla sopraffina recitazione di Plummer, come il nostro muoverci nel mondo comporti la consapevolezza esatta di una rete di codici che riguardano una non-semplice coscienza relazionale. L’attore è bravissimo a “invitarci” a seguirlo passo passo, a tenergli compagnia nel suo sforzo di concentrazione nel viaggio intrapreso. A ogni istante può succedere qualcosa che dalla pura “normalità” può tradursi in una situazione pericolosa. A veder bene, è questo il maggior interesse del film, almeno finché non si arriverà alla svolta finale, che non possiamo rivelare. E’ però già molto interessante verificare come lo status delle persone sia continuamente soggetto – per così dire – a sorprese, a rivisitazioni sul versante dell’ambiguità. Zev va cercando un certo Rudy Kurlander, un uomo che ha incontrato ad Auschwitz. Max gli ha preparato una lista con quattro possibilità. Il vero Kurlander deve avere più o meno la sua stessa età, Zev compra una pistola, lo dovrà trovare e uccidere. Lasciamo stare il finale, ma possiamo dire che, strada facendo, mentre seguiamo il vecchio nella sua faticosa ricerca, ci accorgeremo come non sia poi tanto difficile incontrare persone ancora non immuni da quel certo male terribile che molti chiamano, per brevità, nazismo.

Franco Pecori

 

 

 

Print Friendly

4 febbraio 2016