La complessità del senso
02 09 2026

Silent Friend

Silent Friend 
Regia Ildikó Enyedi, 2025
Sceneggiatura Ildikó Enyedi
Fotografia Gergely Pálos
Attori Tony Leung Chiu-wai, Luna Wedler, Enzo Brumm, Sylvester Groth, Martin Wuttke, Johannes Hegemann, Rainer Bock, Léa Seydoux.
Premi Venezia 2025, Luna Wedler: Premio Marcello Mastroianni all’attrice emergente.
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Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI

Elettricità, luce, sentimento. Poetico invito ad una riflessione strutturale sui destini del rapporto tra Umanità e mondo vegetale. Un fratello silenzioso, ginkgo biloba, gigantesco albero nel giardino botanico di Marburg, città universitaria medievale in Germania, è testimone/protagonista del possibile profondo passaggio d’epoca, vissuto e impersonato dagli interpreti scelti dalla regista ungherese Ildikó Enyedi (Orso d’Oro a Berlino 2017, con il film Teströl és Lélekröl, Corpo e anima). Il grande Tony Leung è nella parte di un neuroscienziato da Hong Kong, il quale, nel 2020, studia le reazioni elettriche del cervello umano sui neonati e poi su di sé, coinvolgendo il vecchio grande albero. “Ci vorrà del tempo”, commenterà Tony alla fine. E di tempo ce n’è voluto già dal 1908, quando l’esame di ammissione di una studentessa (bravissima Luna Wedler) alla facoltà di Botanica mostrava le rigidità pregiudiziali dei vecchi docenti. Al di là degli esami, vedremo poi che anche dal contatto artistico con un bravo fotografo si può imparare l’importanza dell’uso tecnico della luce e dell’illuminazione nella lettura della “realtà”. Un terzo passaggio è collocato negli anni Settanta, con la nuova sensibilità dei giovani, su se stessi e anche perfino verso un semplice fiorellino, il cui “destino” potrà segnare la nuova qualità del loro rapporto. Il filo della scienza (l’indagine “elettrica”, l’uso consapevole dell’ottica nello “sguardo” verso il mondo, l’attenzione alla “sensibilità” delle piante) s’intesse nella coscienza estetica (aìsthesis) del rapporto sensibile Umanità-Natura, còlto nel suo momento “botanico”, momento reso simbolo di una possibile, auspicabile quanto necessaria visione della vita multidimensionale. Il maggior merito del film della Enyedi, bravura dei protagonisti a parte, è la leggerezza coerente nel trattamento della materia, non poco filosofica e non meno politico-culturale in senso lato e profondo. Ruolo non secondario il tratto artistico dell’immagine cinematografica, con dei momenti di sublime delicatezza.

Franco Pecori

3 Settembre 2026