Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte
Teenage Sex and Death at Camp Miasma
Regia Jane Schoenbrun, 2026
Sceneggiatura Jane Schoenbrun
Fotografia Eric Yue
Attori Hannah Einbinder, Gillian Anderson, Amanda Fix, Arthur Conti, Eva Victor, Zach Cherry, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Dylan Baker, Jasmin Savoy Brown, Quintessa Swindell, Kevin McDonald, Jack Haven.
Film d’Apertura a Cannes 2026 (Un certain regard), la terza regia (We’re All Going to the World’s Fair 2021, I Saw the TV Glow, Ho visto la tv brillare 2024) di Jane Schoenbrun (New York, 1987) conferma l’appassionata dedizione verso una creatività tenuta sul filo di una visione “diagonale”, queer, del tracciato narrativo ed estetico. La precisione dello sguardo – tipo “brivido” che fa pensare a Hitchcock -, pur mantenendo la puntualità referenziale del narrare, si trasforma in una “esposizione” provocatoria e male-dettamente incontrastabile, a partire dallo stretto piano figurativo, in continua “sottrazione”. Il tema “Teenage” rifiuta la collocazione in-titolata e conquista coscienza nuova dell’intriganza. Se il tutto faccia orrore nel senso di Horror è interrogativo basicamente vago. Diciamo che la forma “orrore”, si connatura qui, a contatto con la cinepresa e nella manipolazione del montaggio, sfuggendo alle distinzioni e riconquistando l’intimità della forma allusiva. Kris (Einbinder), regista queer e trans, accetta l’incarico di dirigere il rifacimento di Camp Miasma, franchise horror degli anni Ottanta, e va a trovare Billy Presley (Anderson), la protagonista del vecchio film, ritiratasi a vivere proprio nel campeggio (abbandonato) che funzionò da set. Nel rispetto della referenzialità di partenza – un killer punitivo, qui transgender adolescente (Haven), minaccia giovani colpevoli di trasgressività -, il campeggio connota profondità stratificate. Il rapporto tra Kris e Billy prende sostanza dalla forma del tema sessuale, orrorifico nel rispetto della tradizione narrativa quanto psicotico sul versante analitico. La consistenza dei corpi conquista valore primario in funzione di non-semplificabile materialità. Il valore di “progressività” storica del film – grazie soprattutto alla sua consistenza estetica – sta nella non immediatezza della sostanza del contenuto in forme del vivere. La “ricerca” sottende al piano espressivo e ne autorizza la relazionalità, specialmente per la sensibile e critica attenzione verso le forme “digestive” della tradizione Horror. Corpo e desiderio risultano due parole per nulla facili. O facili, se si vuole.
Franco Pecori
19 Agosto 2026