La complessità del senso
07 11 2026

Wild Horse Nine

Wild Horse Nine
Regia Martin McDonagh 2026
Sceneggiatura Martin McDonagh
Fotografia Ben Davis
Attori John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Ailín Salas, Tom Waits.
Premi Venezia 2026, John Malkovich Coppa Volpi.

“Nemmeno un cavallo selvaggio potrà piegarmi”, cantavano i Rollins Stones. Si dice Dark Comedy, ma la definizione costringe, il londinese (Irlanda nel sangue) McDonagh è oltre. Il regista di Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (2017) colpisce ancora con fermezza. Con sensibile e appassionata partecipazione, va ai tempi duri della democrazia americana, tempi larghi e lunghi; metterà in tasca al suo protagonista una bobina super8 sulla faccenda di John Kennedy, “ma dal davanti”. Un’eredità anche per noi. Siamo in Cile, a pochi mesi dal golpe del 1973. Al grandissimo John Malkovich (Coppa Volpi 2026) il ruolo di Chris, agente CIA, veterano di 72 anni, malato e morfinomane, spedito da Santiago all’Isola di Pasqua (Rapa Nui, Island in the Sun canta Belafonte) per un’ultima “vacanza”, avendone viste, sapute e fatte di tutte (Guatemala 1954, Congo 1960, Baia dei Porci 1961, Dallas 1963 – “Mi piaceva il mio lavoro, ma si invecchia”). Il suo destino è gestito dal cinico capo  MJ (Buscemi, quentiniano più che mai). Accompagna Chris, per controllarlo fino alla fine, il collega Lee (Sam Rockwell), consapevole di avere una moglie, lasciata a casa, a rischio di ora in ora. Tra i due “gitanti” viene approfondendosi l’antica amicizia, pur restando gelido il plafond del “mestiere”.  Sull’isola, le monumentali e mitiche Grandi Teste (Moai) e il pacifico vagare di cavalli selvaggi (oh Redford!) calamitano la sensibilità del “cinico” veterano, impegnato, da cattolico, a preparare le proprie memorie e l’atto conclusivo. Morfinomane, Chris è lucido e loquace, spara definizioni anche malignamente “spiritose” su popoli e formaggi, riflette sul filo delle sue memorie (“”A volte penso che avrei dovuto informarmi di più sulla storia dei luoghi in cui arrivavo… il Congo in Africa); spara a due  giovani “studentesse” cilene (“strane”, vedremo), sentenze trancianti: “Le persone contro cui marciate non cambieranno”. Si va verso il finale, netto e aperto alla Storia Futura: “L’isola di Pasqua comincia a piacermi, ho sempre pensato che avrebbero dovuto fare un Western dal punto di vista del cavallo”.  Una telefonata di addio al fratello cantante (interpretato dal cantautore Tom Waits), isolatosi da anni nella Monument Valley, preannuncia la Nine calibro 9. Storia a venire, storie che viviamo ora, gelidi patriottismi assassini, profondità di vite vissute, anime nella Natura, profondità insondate quanto emergenti da professionismi “patriottici”, sguardo perduto verso Natura da riavere, atti definitivi sparati con sentimento, recuperati sul filo della Storia, Perdono “implorato” per il Male passato e presente. Una pistola per un colpo giusto nell’isola dalle Grandi Teste. Onesto traspira l’equilibrio della forma dallo schermo-specchio.

Franco Pecori

5 Novembre 2026