La complessità del senso
09 10 2026

Naza

Naza
Regia Yuval Abraham, Rachel Szor 2026
Fotografia Rachel Szor
Premi: Venezia 2026, Premio Speciale della Giuria.

Cinema/Verità e poesia cinematografica. Solo un input – un saggio adeguatamente articolato richiederebbe ben altro impegno e spazio. E però, il successo di Naza, il film-inchiesta di Yuval Abraham e Rachel Szor, nelle sale del normale circuito cinematografico dopo lo spiccato consenso alla Mostra di Venezia 2026, ripropone ancora il fondamentale tema teoretico del rapporto della cinepresa con la Realtà. Il problema è nato col Cinema stesso, con L’arrivée d’un train en gare de La Ciotat. Nel 1985, Louis Lumière non immaginava neanche, forse, di mettere sul piatto della Filosofia Teoretica (specialmente, poi, Semiotica) la questione del rapporto tra Espressione (forma e sostanza) e Contenuto, rapporto configurato “attraverso” l’immagine in movimento “realisticamente” riprodotta con la “macchina” cinema.

Il film, dice Wikipedia, ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, basandosi sulle inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 da The Guardian, +972 Magazine e Local Call. Sullo schermo, sostanzialmente un’unica Immagine, scura, buia. Forse ancor meno dell’Arrivo di un treno.

Il governo israeliano ha chiesto la revoca della cittadinanza dei registi di Naza. Problema di Bugie? Anche col cinema si possono dire bugie? Senza dubbio. Saremmo qui per la credibilità documentale del film in quanto discorso sui “sistemi” israeliani. Ma la questione sul tavolo, trattandosi di Cinepresa e Schermo, è del Realismo cinematografico in quanto Linguaggio del Cinema. E alla fine, è in gioco la validità documentale non del Discorso di Naza, ma delle immagini di cui si nutre. E non siamo, con ciò, in un mondo Altro, rispetto a quel Treno del 1895. Di quale treno si trattava e si tratta ancora, ad ogni proiezione? Il valore documentale, quindi morale, culturale del film non è nelle sue “immagini”, bensì nel Discorso che esse producono, più o meno “vero” o “bugiardo” rispetto al referente. Pertinenza e circostanza, parametri nel fondo. Ottimo, per noi, il lavoro di Abraham, Szor. sia chiaro. Poesia cinematografica è, di per sé, Verità del Cinema.

Franco Pecori

29 Settembre 2026