La complessità del senso
19 11 2017

Terraferma

Terraferma
Emanuele Crialese, 2011
Fotografia Fabio Cianchetti
Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Beppe Fiorello, Timnit T., Martina Codecasa, Filippo Scarafia, Pierpaolo Spollon, Tiziana Lodato, Rubel Tsegay Abraha, Claudio Santamaria.
Venezia 2011, concorso: Premio Speciale della Giuria. Premio Pasinetti: film italiano.

Ogni minuto di passaggio in Tv ha un proprio costo aziendale, sono soldi che messi insieme al costo di produzione e agli introiti pubblicitari relativi allo spazio occupato e ai dati dell’ascolto fanno la convenienza economica di un programma. Quando di un film si dice che sa di televisione ci si riferisce a tale insieme di parametri, individuabili anche, e prima di tutto osservabili, a livello espressivo. Fatalmente la durata delle sequenze tende a dilungarsi, spesso oltrepassando la necessità produttiva del senso e la regia è più attenta che mai al controllo della “chiarezza” nella tessitura del significato delle inquadrature. L’ascolto televisivo, si sa, è generalmente più distratto rispetto a quello cinematografico. Quando succede il contrario, ossia il montaggio “stretto” di inquadrature brevi e brevissime, siamo nel modello “pubblicità”, dato che lì il mercato è molto più rigido, le durate sono preordinate anche secondo un metro di efficacia concretamente verificabile (quantità di prodotto venduto). Che il cinema di Crialese faccia pensare all’utilizzo televisivo di film come Nuovomondo (addirittura premiato con un Leone d’Argento Speciale nel 2006) o come quest’ultimo in concorso ancora a Venezia, sembra ipotesi attendibile. Le scelte espressive sono inequivocabilmente insistite e dall’inizio alla fine vanno nella direzione di un fastidioso didascalismo estetico, ciascuna immagine “bella” è indicata e sottolineata in quanto tale e cioè in quanto apprezzabile secondo un gusto fotografico “domenicale”. Laddove poi l’immagine si spinge a farsi carico di uno sguardo sociologico e per acquistare forza chiama in aiuto la musica, il riferimento spettacolare è pure tardivo, fino a produrre la quasi-cancellazione del senso. Veniamo così al contenuto, partendo proprio dalla locandina del film, pensata – dobbiamo ritenere – in maniera non casuale. Su imput di un animatore locale (Fiorello), un grappolo di giovani vacanzieri in gita in barca si apre a ventaglio sul mare e tutti finiscono in acqua cantando Maracaibo, la canzone evocativa di paradisi cubani, tormentone dei primi anni ’80. A fronte della “scemenza” perdurante ai giorni nostri Crialese contrappone la crisi dei pescatori dell’isolotto siciliano dove si svolge la vicenda. La barca di cui sopra è del vecchio Ernesto (Cuticchio). Se fosse per lui, tutta la famiglia dovrebbe continuare a vivere con la pesca, ma i figli, Nino l’animatore e Giulietta (Finocchiaro) vogliono cambiare mestiere, darsi all’accoglienza turistica. Man mano sale in primo piano la figura del nipote Filippo, figlio di Giulietta (un Pucillo alla Ninetto Davoli), il quale, da ragazzo semplice ma anche contemporaneo, oscilla tra le due possibilità. La scelta è resa più difficile dall’arrivo sempre più frequente di imbarcazioni di immigrati dall’Africa. La legge italiana dice di lasciarli in acqua e affidarli alle motovedette della Finanza oppure soccorrerli e denunciarne la presenza ai Carabinieri, la morale dei pescatori dice di salvare chi è in mare. Filippo, mentre aiuta lo zio nell’affitto degli ombrelloni, ha pure compassione per la donna etiope che è arrivata in casa di Giulietta giusto in tempo per partorire. Il dibattito no! – direbbe qualcuno. E invece assistiamo anche a una riunione dei pescatori dove, obbiettivamente, ciascuno ha le sue ragioni. Sicché, non sapendo come risolvere, la cinepresa si leva in alto e con un immenso zoom all’indietro avvolge in un mezzo giro di vite la barca di Filippo che di notte va via portando con sé la giovane mamma di colore verso la terraferma. Ferma, non trema come quella di Visconti. Ma per carità lasciamo stare gli estetismi di altre epoche.

Franco Pecori

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7 settembre 2011