La complessità del senso
22 09 2017

Café Society

film_cafesocietyCafé Society
Regia Woody Allen, 2016
Sceneggiatura Woody Allen
Fotografia Vittorio Storaro
Attori Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Jeannie Berlin, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey, Corey Stoll, Ken Stott, Anna Camp, Stephen Kunken, Paul Schneider, Anthony DiMaria, Craig Walker.

Nostalgico della propria nostalgia, prigioniero dei propri stilemi, Woody Allen chiede un miracolo al cinema e lo ottiene. Generosa e ruffiana come sempre, Hollywood gli mette a disposizione l’armamentario della mondanità dei tempi d’oro, con il carico di nomi favolosi e di sogni i più dispendiosi e l’autore di Manhattan (1979) ce ne racconta uno, di un giovane che ne rimase incantato tanto tempo fa, nel 1930. Si può tornare così indietro, immergendosi in atmosfere che appartennero alla fiaba del cinema e mantenendo il contatto con la vita di oggi? Questo è il miracolo, può riuscire soltanto attraverso l’arte. La voce narrante (dello stesso regista nella versione originale) tiene il filo di un romanzo romantico e calligrafico, sostanziato da un narrare coerente, nel Terzo Millennio, con l’impossibilità di magie alternative che sostituiscano la “fine del linguaggio”, in un adieu (Godard) senza molte speranze – malinconia contenuta e gestita nel solito profondo e leggero umorismo, dell’autore che si gode il suo capolinea (ma cento altri film così è l’augurio) con il guizzo dell’eleganza e l’arguzia dell’ammiccamento (culturale e anche politico), avendo l’aria di sapere dove sia la sponda per il finale e dove il filo del discorso raggiunga il limite della non riavvolgibilità. Anche struggente questo Café Society, angolo senza più ospiti vivi eppure trasognato traguardo di un vissuto sopra le righe, manifesto del possibile/impossibile viaggio americano verso felicità rappresentate. La scelta di Jesse Eisenberg (Il calamaro e la balena 2006, The Social Network 2010, The End of the Tour 2015) per il ruolo del protagonista è giustissima. Il giovane Bobby Dorfman vola dal Bronx a Hollywood dove lo zio Phil (Steve Carrell), importante agente delle star, gli potrà dare lavoro. E s’innamora della sua segretaria, Vonnie (Kristen Stewart, saga Twilight 2008, Still Alice 2014). Non sarà un amore semplice né facile. La ragazza sarà combattuta tra la relazione con un uomo sposato e potente, il quale può offrirle la frequentazione del mondo scintillante del cinema, e la freschezza sentimentale di Bobby, il cui destino ha l’aria di potersi espandere in slanci imprevedibili e autentici. Il narrante mantiene e guida lo stile del racconto in un Viacolvento letterario e segretamente introspettivo, tessuto di ricami eleganti quanto – paradossalmente come sempre in Allen – produttivi di irreprensibili sarcasmi, sulla religione, sulla storia, sulla condizione umana, sugli aspetti quotidiani del vivere comune. Anche momenti di commozione spuntano tra un lasciarsi e un ritrovarsi, fino allo smarrimento finale degli sguardi di Bobby e Vonnie, lontani e vicini per sempre, separati dalle “regolarità” di matrimoni, irreparabilmente vincenti. Gustose le osservazioni specifiche sulle componenti della famiglia del protagonista. Per dirne solo una: come si fa, nel 1930, a non avere un fratello gangster (Corey Stoll)? E come si fa a non gestire con successo il night club “Les Tropiques”, tra i più frequentati della città? Sì, perché in sostanza Bobby se ne torna a New York, dove la vita “reale” può coprire con tremenda “indifferenza” i nodi che salgono alla gola. La ragazza incontrata al primo volo, va in giro per il mondo e potrà ancora farsi viva.

Franco Pecori

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29 settembre 2016