La complessità del senso
22 11 2017

Le ricette della signora Toku

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Regia Naomi Kawase, 2015
Sceneggiatura Naomi Kawase
Fotografia Shigeki Akiyama
Attori Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uccida, Miyoko Asada, Etsuko Ichihara, Miki Mizuno, Taiga Komizu, Wakato Kanematsu.

Mondo minore. Un cinema scritto col lapis, si sarebbe detto agli inizi del Novecento, quando Marino Moretti scriveva in versi piccole annotazioni osservando attorno a sé cose “semplici” della vita. Naomi Kawase, regista e scrittrice giapponese (Moe no suzaku Camera d’Or a Cannes 1997, Tarachime Menzione speciale a Locarno 2006, Mogari no mori Gran Premio della Giuria a Cannes 2007), attenta ai sentimenti delle persone e alla bellezza della natura, racconta con sguardo intimista la storia di Sentaro (Masatoshi Nagase), uomo dal carattere dolce che nel suo piccolo negozio gestito in affitto prepara e cuoce frittelle con la salsa “an” (da cui il titolo originale), di fagioli rossi, comprata bella e fatta in confezioni commerciali. Con silenziosa benevolenza, Sentaro riserva le frittelle riuscite meno bene alla giovane Wakana (Kyara Uccida), intuitiva testimone dello scorrere dei giorni, uscita di casa per il rifiuto di continuare gli studi. E’ in un giorno qualsiasi che accade l’incontro, insignificante al primo impatto ma poi profondamente incisivo nell’animo soprattutto dell’uomo, con Toku. L’anziana donna si presenta al negozio chiedendo un lavoro part time. Sentaro scoprirà che Toku custodisce un antico segreto. Impara il modo migliore di realizzare artigianalmente la salsa con amorosa cura e si accorge che le mani della donna mostrano gravi deformazioni. Mentre il successo delle nuove frittelle attira un numero sempre maggiore di clienti, i tre personaggi stringono un rapporto affettuoso e comprensivo, di se stessi e del mondo circostante, tanto che quando l’arrogante proprietaria del negozio comunicherà l’intenzione di ristrutturarlo e ammodernare l’attività affidandola al proprio figlio, la separazione sembrerà a Sentaro e Wakana tutt’altro che drammatica. Salirà invece in primo piano l’importanza di aver conosciuto una persona come Toku, dalle qualità umane raffinatissime, derivanti da sofferenze vissute nel segreto di un ottimismo amorevole, quasi impensabile nel contesto attuale. La maestria cinematografica di Naomi Kawase somiglia a quella della signora Toku. Possiamo dire che il film rivela una sua squisitezza specifica, dovuta al raffinato rapporto intimo della macchina da presa con l’umanità circostante. [Cannes 2015, Un certain regard, film d’apertura]

Franco Pecori

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10 dicembre 2015